Tra un DPCM e l’altro la Samp di Ranieri affonda l’Atalanta

La Serie A va avanti, tra emozioni, sorpresa e la paura per gli effetti dei nuovi DPCM

di Mauro Grimaldi

L’impressione è che ormai navighiamo a vista. I continui DPCM - che fino a pochi mesi fa non sapevamo neanche cosa fossero - stanno cambiando continuamente lo scenario della nostra vita. Sono momenti particolari che ci trascineremo dietro ancora per un po’ di tempo. Dobbiamo farcene una ragione ed è inutile negare che tutto, dall’atteggiamento del Governo alle dichiarazioni di molti esperti, porta ad ipotizzare un nuovo lockdown, nella speranza che questa volta sia circoscritto a fasce orarie o a zone specifiche. 

Le prospettive non sono migliori per il massimo campionato. La frase del Ministro Spadafora (volta al massimo ottimismo) in occasione di un’intervista a La 7 - «Non so se si arriverà a fine campionato...» - che ha invitato la Lega ad elaborare un “piano B”, apre scenari ancora più inquietanti. Vabbè, da parte nostra non credo ci sia molto da fare se non avere comportamenti responsabili per uscire il prima possibile fuori da questo casino.

Intanto si è riaperto il palcoscenico europeo, una finestra sul calcio del vecchio continente che potrebbe dare una sensazione di normalità, basta non aprire troppo gli occhi. Il risultato finale di questa prima giornata mi sembra positivo, con 5 vittorie (Juventus, Atalanta, Lazio, Roma e Milan), un pareggio (Inter) e una sconfitta (Napoli). Magari fosse sempre così. Non erano vittorie scontate. Con il “senno del poi” tutto è più facile, quindi deve essere dato il giusto peso a questi risultati.

 Unico rammarico per il Napoli (paradossalmente la squadra più in forma), che ha perso in casa di misura (0-1) con gli olandesi dell’AZ, che sembra più il nome di un dentifricio che di una squadra di calcio. Tra le due squadre, evidentemente, non c’è storia ma l’atteggiamento psicologico alle volte condiziona la partita.  La realtà è che l’Europa League viene interpretata dai grandi club come una diminutio e poco remunerativa. Tra l’altro, giocare di giovedì, magari a qualche migliaio di chilometri da casa, non è il massimo della vita. 

Unico valore aggiunto è il posto in Champions riservato alla vincitrice, ma bisogna arrivare a sollevare la Coppa. Dedichiamoci adesso al campionato prima che le profezie di Nostradamus-Spadafora si avverino. La notizia della giornata è la seconda sconfitta dell’Atalanta che perde in casa per 3-1 con la Samp del grande Claudio Ranieri, il quale, zitto zitto, dopo una falsa partenza, sta accumulando punti e vittorie di prestigio (vedi Fiorentina e Lazio). Ora non so se sia demerito di Gasperini o bravura di Ranieri, fatto sta che sia con il Napoli prima, che con i blucerchiati adesso, i bergamaschi sono andati in tilt e si sono fatti incartare la partita. Non lo so.

Aspettiamo prima di dare giudizi avventati. Vince l’Inter contro un Genoa debilitato dal Covid (2-0). Non è stata sicuramente un’impresa e la squadra di Conte (Antonio) ancora non convince, anche se lui dice che è stata presa la strada giusta. Sicuramente sarà così. Diversamente non è difficile intuire le conseguenze nel caso di un fallimento in campionato e di un percorso dignitoso in Champions (perché le due cose vanno insieme).

 Si riprende invece la Lazio superando il Bologna per 2-1. Segni di ripresa si erano visti chiaramente in Champions contro i tedeschi. Resta il fatto che a Simone Inzaghi non si può continuare a chiedere miracoli. Il doppio impegno nazionale e internazionale presupponeva una panchina più lunga e almeno un paio di rinforzi. Il tecnico è ormai maturo (e interessa molti grandi club) per un salto di qualità. A fronte della mancanza di un progetto chiaro e garanzie credibili potrebbe optare per un percorso diverso. 

Poi c’è il derby tra i fratelli Insigne, quello tra Benevento e Napoli. Vince il Napoli 2-1 e per la cabala vanno a segno entrambi gli Insigne. Comunque, bravo Gattuso, quasi a punteggio pieno se si esclude l’affaire della mancata partita con la Juve (ancora tutto da definire). Non è il Napoli di Sarri, né quello di Ancelotti. Non è un Napoli dagli effetti speciali o da “lo famo strano”. È una squadra concreta e quadrata, a volte spigolosa che sta crescendo assieme al suo tecnico. Bravi.

 Delle grandi, in attesa di Milan-Roma, resta la nuova Juve targata Andrea Pirlo che dopo il pareggio casalingo con il Verona (1-1) sembra essere tornata una squadra normale. Come in tutte le cose, alla fine di un ciclo ne comincia un altro. Quello bianconero è durato un decennio, ad altissimi livelli. Che quest’anno ci sia una flessione ci può stare. Adesso senza gettare la croce su Pirlo, ma credo che con questa scelta di Agnelli abbia voluto sottolineare proprio questo, cioè che c’è sempre un nuovo inizio e comunque, come disse Trapattoni, «mai dire gatto ce non ce l’hai nel sacco».

 Nel mondo di mezzo, una vittoria della Fiorentina (3-2) su un’Udinese che quest’anno non riesce ad ingranare. Per i friulani - grande società - ogni anno è una scommessa, fino ad oggi sempre vinte, anche se per il rotto della cuffia. Bene anche il Cagliari che supera il Crotone 4-2. I calabresi, con un solo punto in classifica, non sembrano attrezzati per la massima serie a differenza dello Spezia che pareggiando a Parma (2-2) si porta a 5 punti in classifica occupando una posizione più che dignitosa. 

Sotto c’è il solito Torino in affanno che però riesce ad inchiodare nella nebbia il Sassuolo sul 3-3, dopo aver condotto per 3-1. In ogni caso festeggia il primo punto in classifica (!) e termino con un unico paradosso: come fa una squadra ultima in classifica ad avere il capocannoniere della serie A? 



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