Premier League, risultati a sorpresa con gli stadi deserti: i «2» superano le vittorie in casa!

I segni «2» del campionato inglese sono il 39% del totale, contro il 37,2% di «1»: l'assenza dei tifosi ha sconvolto le normali dinamiche "casa/fuori"

di Carlo Lazotti

Gli stadi di calcio vuoti stanno causando sconvolgimenti ai modelli statistici dei risultati, come mostrato dal numero di vittorie in trasferta. Era già accaduto nella Bundesliga tedesca la scorsa stagione, quando dopo la fine del lockdown il campionato tornò in attività tra la fine della primavera e l'inizio dell'estate con gli stadi ovviamente deserti, e vide un drastico abbattimento del "fattore campo", con un conseguente aumento esponenziale delle vittorie in trasferta nelle residue giornate del 2019/20.
Quest'anno tocca anche alla Premier League inglese, e per la prima volta in assoluto: oltre Manica, sinora (33ª giornata), ci sono state infatti più vittorie in trasferta, 128 per la precisione, rispetto a quelle in casa (122). Non era mai successo prima. Nelle ultime 4 stagioni - ricorda infatti Warwick Bartlett di Global Betting & Gaming Consultancy - soltanto 5 squadre (il Southampton 2019/20, il Crystal Palace 2018/19, il Burnley 2017/18, il Manchester United e il Crystal Palace entrambe nel 2016/17) hanno avuto un rendimento migliore fuori casa rispetto al ruolino di marcia casalingo. 

Nella stagione attuale sono al momento 9 le squadre (Manchester United, Leicester, Chelsea, Everton, Leeds, Arsenal, Aston Villa, Brighton e Fulham), che hanno un totale punti migliore in trasferta rispetto a quello casalingo, mentre altre 2 (Liverpool e Burnley) lo hanno identico, con una percentuale che passa dal 6% al 35% rispetto allo scorso anno.
In pratica, più di metà delle squadre di Premier League non sta andando meglio in casa che in trasferta.  Nelle ultime 8 stagioni la percentuale di segni «1» si era attestata attorno al 46%, ma in questa stagione è sprofondata al 37,2%, mentre i «2» sono ora stabilmente oltre quota 39%.

Non avere i tifosi in casa sta avendo un effetto, su questo non c'è dubbio. Secondo una recente analisi della BBC, le squadre che giocano in casa nel campionato inglese (pensate ad esempio all'«effetto Anfield Road» per il Liverpool, con la "Kop" a spingere dal 1' al 90' gli uomini di Jürgen Klopp...) sono in genere sempre dominanti nel gioco, “spingono” forte sin dall'inizio. Ma se ci si aspetta che questo venga fatto ogni 3 o 4 giorni a causa del calendario calcistico compresso dal COVID e congestionato, premere diventa più difficile, soprattutto senza fan in curva, e questo è dimostrato nei risultati. Gli esempi non mancano. In questa stagione la classica “squadra da trasferta” è l'Everton di Carlo Ancelotti: 19 punti in casa a Goodison Park, addirittura 33 fuori. Il “bomber da viaggio" è invece Jaimie Vardy del Leicester, 3 gol in casa, 10 gol in trasferta.

C'è poi il "fattore arbitri”. Pat Nevin della BBC suggerisce che l'assenza di tifosi allo stadio fa sì che i direttori di gara prendano decisioni che non avrebbero preso se ci fossero sugli spalti 50.000 tifosi urlanti o che fischiano, sottolineando in modo sonoro ogni atteggiamento fuori luogo o decisione sbagliata. E' un fenomeno che noi in Italia conosciamo perfettamente e che ha un nome ben preciso: “sudditanza psicologica”. E' quella che da decenni e decenni accompagna favorevolmente le partite della Juventus e delle due milanesi, o più di recente delle 5, 6 o 7 “grandi” del torneo. Ma che riguarda ad esempio anche la Liga spagnola, dove Real Madrid e Barcellona godono permanentemente di un occhio di particolare riguardo da parte degli arbitri.
E' quindi quasi “normale” (o meglio: non dovrebbe esserlo, ma è umano...) che in uno stadio stracolmo, quando deve prendere una decisione delicata, il direttore di gara si orienti in favore della squadra di casa. Con uno stadio vuoto gli arbitri sono invece più fiduciosi, e in questo - per fortuna - avvantaggiati dalla recente introduzione del VAR. 
Nevin crede anche che sulla squadra di casa, che esce dal tunnel e trova uno stadio vuoto e silenzioso, “l'effetto solitudine” abbia ripercussioni negative decisamente pesanti. Mentre quella in trasferta sa che il "fortino" avversario sarà decisamente più sguarnito e molto più espugnabile. Insomma, mai come in questa stagione post-COVID il “12° uomo in campo” sta dimostrando di essere un fattore assolutamente fondamentale, anche nel calcio moderno.



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