Niente da fare: il 2021 non è davvero l’anno dei Conte...

La finale 2020/21 della coppa nazionale sarà (a San Siro) tra Juventus e Atalanta: l’Inter ha perso per strada il 2° obiettivo su 3, il Napoli rischia seriamente di perdere anche l’allenatore che neanche 8 mesi fa aveva conquistato proprio la Coppa ai rigori ai danni dei campioni d’Italia...

di di Mauro Grimaldi

L’arrivo di Mario Draghi ha messo a nudo i limiti e le incompetenze della politica e anche una certa tendenza alla sudditanza. Tutti, come i Re Magi, si sono recati a Betlemme per rendere omaggio al Salvatore e in molti, immagino, si aspettano, come tradizione, dei miracoli. In realtà me li aspetto anche io, vista la situazione, ma mi accontenterei di molto meno. Aspetto con moderato ottimismo.

In questo scorcio di settimana si è giocato il ritorno delle due semifinali di Coppa Italia. L’Inter, sconfitta in casa all’andata, era andata a Torino per giocarsi il tutto per tutto ma evidentemente non è l’anno dei Conte. Non so che piano avesse in testa il tecnico nerazzurro per ribaltare il risultato, ma alla fine quello di Pirlo è riuscito meglio. Diciamo che è una Juve italiana, molto solida dietro - neanche martedì sera ha preso gol - cinica, forte di rimessa e con un fenomeno come Cristiano Ronaldo che solo per caso e grazie ad un grande Handanovic non ha segnato.

Sicuramente un’altra vittoria dei bianconeri sarebbe stata troppo per Conte (Antonio), già sull’orlo di una crisi isterica, quindi lo 0-0 rende meno amara l’eliminazione. In ogni caso, e credo che questo vada sottolineato, è il secondo obiettivo su tre fallito quest’anno dall’Inter, a cui resta solo il campionato, ma non è facile come sembra.
Il Milan da outsider si è trasformato in realtà. La Juve, dopo un inizio balbettante e scettico nei confronti del nuovo tecnico, si è ripresa alla grande e sta dimostrando che c’è e ci sarà fino al termine.
Lazio, Roma, Atalanta e Napoli non sono clienti facili da affrontare e magari qualcuna di queste squadre un pensierino ambizioso se l’è fatto. Insomma, la strada è lunga e tutta in salita.

La Juve, invece, è sempre la solita Juve. Magari meno performante degli altri anni, meno affamata ma con un piede in tutte le competizioni. La conquista della Supercoppa, la finale di Coppa Italia, con un ottavo di finale di Champions League da affrontare non impossibile e con uno straordinario recupero in campionato giocano a favore di Andrea Pirlo, educato, compassato, di poche parole e molti fatti. A seguire Atalanta-Napoli. Non ho il coraggio di dire che ha perso il Napoli (3-1) per non sentire le urla di Aurelio De
Laurentiis scomodare persino il Padreterno.

Eppure, è così. Ha perso ed è fuori dalla Coppa. Ci può stare, per carità, ma capita in un momento molto difficile per Rino Gattuso e può avere risvolti imprevedibili e se la sfanga ora, sabato (che è anche 13…) c’è la Juventus. Fa parte del gioco, soprattutto per un allenatore, l’unico in grado di capire con largo anticipo quando finisce un amore anche se certi matrimoni non si dovrebbero mai fare. Ne sanno qualcosa Mazzarri, Sarri e Ancelotti che non sono gli ultimi arrivati, eppure non hanno subito un bel trattamento.
La grande differenza di mentalità si vede in queste cose. La Juventus ha difeso Pirlo con tutte le sue forze, ha fatto quadrato attorno al suo allenatore anche quando le cose andavano male. Nessuno si è permesso, all’interno della società, tantomeno il presidente, di
fomentare polemiche. A Napoli è successo l’opposto. Capisco, quindi, quanto sia difficile lavorare quando resti solo, quando sei continuamente sotto esame.

L’anno scorso Ancelotti è stato esonerato dopo il passaggio di turno in Champions. Qui, obiettivamente, è peggio. Va rilevata però, la confusione con cui è stato gestita la questione Sarri con cui poteva iniziare un ciclo importante. Invece il rapporto è stato interrotto bruscamente e Sarri ha vinto in Inghilterra e in Italia, con la Juve.
In Premier League, Ancelotti sta facendo bene con il suo Everton, per cui uno si chiede se il problema siano gli allenatori o la società… Potremmo chiedere alla piattaforma Rosseau, che magari ci potrebbe illuminare.

Morale, la finale sarà JuventusAtalanta che al momento è una partita da «1X2». Una grande occasione per i bergamaschi che di Coppa Italia ne hanno vinta solo una nel lontano 1963 in finale con il Torino, e guarda caso anche questa volta incontreranno una squadra di Torino. Detto tra noi, la meriterebbero per quello che hanno dimostrato in questi ultimi anni e per quanto ci hanno divertito nel vederli giocare. Lo dico così, giusto per cambiare un po’ e mettere un po’ di adrenalina nel nostro calcio.



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