Moreno Marasco «Dobbiamo ridurre le distanze con il pubblico e la politica»

«Bisogna ritrovare un’intesa con una politica che - a torto o a ragione - trova nel nostro settore sia un facile capro espiatorio, sia un portafogli cui attingere facilmente»

di Massimo Silvestri

Con Moreno Marasco, presidente di Logico, associazione che riunisce gli operatori di giochi e scommesse online, facciamo il punto della situazione a quasi un mese dalla fine dell’emergenza sanitaria, che ha sconvolto ogni aspetto della vita quotidiana e inciso pesantemente anche sull’economia.

  • Presidente, si può fare un bilancio post lockdown? Le scommesse online quanto hanno "pagato" per lo stop allo sport?
    «Lascio ai singoli operatori commentare i propri dati, tuttavia è evidente che il lockdown abbia inciso negativamente sulle scommesse sportive. Anche gli operatori online, le cui attività prescindono dai luoghi fisici, hanno subìto un’importante contrazione, tale da comportare la necessità di ripiegare su manifestazioni che solitamente sarebbero ininfluenti e residuali. Essendo stati fra i primi Paesi ad applicare il lockdown, le circostanze ci hanno dato la possibilità di sfatare empiricamente alcuni miti, come quello del forte legame fra gli scommettitori e il territorio in cui si svolgono gli eventi sportivi: ebbene la domanda si è spostata quasi linearmente sulle principali manifestazioni di altri Paesi, finché c’è stata la possibilità. Poi è crollata, ma solo successivamente, in assenza di un’offerta “equipollente”».
  • C’è il fondato sospetto, magari anche in base ai primi dati, che in questo periodo il gioco illegale abbia “guadagnato terreno”?
    «Più che un sospetto, è un’automatica deduzione che nasce dall’osservazione dei dati durante il periodo del lockdown. Pensiamo alle proporzioni fisico/online del circuito legale: a fronte della quasi totale scomparsa dei movimenti fisici, che nel 2019 attraevano ancora il 91% della spesa complessiva dei giocatori, e a discapito della disinformazione circa un presunto e mai verificatosi “boom dell’online”, il segmento del gioco a distanza ha visto complessivamente una flessione nei mesi di riferimento, in forte controtendenza rispetto alla fisiologica crescita tendenziale registrata a gennaio.
    Se una componente trascurabile dei 9/10 della domanda inespressa sul fisico non si è riversata sull’online, al contrario di quanto accaduto all’e-commerce rispetto al commercio tradizionale, pur considerando importanti tare legate allo shock di domanda, alla reticenza dei clienti fisici ad abbandonare l’uso del contante e l’anonimato, dobbiamo presumere che vi sia stata una migrazione imponente verso l’illegale, su tutti i canali: verso la rete di punti fisici irregolari, i quali per definizione non pongono nel rispetto della legge la propria principale prerogativa, e - nota ancor più dolente - verso la sterminata prateria di siti e App illegali, non necessariamente di gioco d’azzardo (pensiamo anche a strumenti “parafinanziari” come “binary options” e le trappole del gioco “sociale”, ad oggi ancora non regolamentato e facilmente accessibile dai minori). Ciò che preoccupa maggiormente è il potenziale cambio di abitudini derivante dai mesi del lockdown, dal quale potrebbe risultare un circuito legale complessivamente depotenziato.
    A tal proposito, giova menzionare le affermazioni del Direttore Generale dell’Agenzia Dogane e Monopoli, Marcello Minenna, il quale si è recentemente espresso sulle dimensioni del circuito illegale e sull’imperativo di ergere una barriera importante per tutelare i consumatori italiani da esso».
  • In questi mesi sono cambiati gli equilibri di mercato tra gioco fisico e online?
    «Al netto delle considerazioni poc’anzi effettuate, è ragionevole attendersi un’accelerazione delle curve di penetrazione del digitale. Tuttavia mi aspetto che i player che operano ad ampio spettro in ottica multicanale facciano tesoro dell’esperienza e vedano nell’omnicanalità la ricetta per costituire una resilienza operativa del business, tale da consentire continuità anche in seguito alla perdita di modalità tradizionali che in una fase ordinaria costituiscono la maggior parte dei ricavi. L’omnicanalità nel nostro settore è una chimera, sia a livello normativo (non mi soffermo sulle ben note differenze che rendono improbabile una pur auspicabile osmosi fra fisico e online), che comportamentale, aspetto sul quale tuttavia il lockdown in parte dovrebbe aver inciso».
  • In assenza del calcio sembrano aver trovato spazio gli eSports. Sono un settore interessante per il mondo del betting?
    «Gli eSports sicuramente sono stati oggetto di rinnovato interesse, in assenza di altri eventi reali. Si tratta di un settore ancora piuttosto giovane, che merita di essere osservato con attenzione e - sia per le dimensioni degli eventi stessi, sia per l’intrinseca componente digitale - necessiterà di una governance strategica che lo salvaguardi da un focus su interessi economici sbilanciato rispetto alla sostenibilità di lungo periodo. Governance che dovrà necessariamente produrre con severità i necessari anticorpi per fenomeni distorsivi come il matchfixing, prima che intervengano in regime d’emergenza restrizioni attraverso la regolamentazione».
  • Lei ha duramente criticato la Tassa dello 0,50% sulla raccolta, cosiddetta “Salva sport”. Quali saranno i sicuri effetti negativi per il settore?
    «In primis, il “Salva sport” nasce come “Salva calcio”, non destinato alle manifestazioni dilettantistiche. La stesura della norma non riflette neppure le intenzioni espresse dal Ministro richiedente, l’On. Spadafora, il quale, durante la propria relazione al Senato inerente gli interventi del proprio Ministero, il 13 maggio, ha affermato (verbatim) trattarsi del prelievo di “una piccola percentuale che inciderà sul montepremi complessivo di tutto il mondo delle scommesse sportive”. Dall’affermazione si possono effettuare due deduzioni: la prima riguarda la non conoscenza delle componenti economiche del nostro settore, come se l’1% (o 0,5% dopo la riduzione) della raccolta fosse una cifra irrisoria, quando invece sappiamo bene come, con una restituzione in vincita del 95% delle puntate (il payout, ndr) corrisponda in realtà al 20% del fatturato. Notare bene:?la raccolta è la somma di fatturato e vincite, pertanto considerare la raccolta base imponibile equivarrebbe, in un comune esercizio commerciale, a tassare i movimenti di cassa comprendendo anche i resti.
    La seconda mette in evidenza l’intenzione, confermata anche durante precedenti interlocuzioni con esponenti FIGC, di effettuare il prelievo dalle vincite degli scommettitori, utilizzando de facto i concessionari come sostituti d’imposta (quest’ultima tuttavia non riflessa nella stesura della norma)».
  • La nuova tassa sulle scommesse, nel caso non dovesse essere modificata, sarebbe fatale per il Betting Exchange che dovrebbe pagare il 111% sul margine. Una misura più che criticabile…
    «Sono fiducioso che vi siano sufficienti elementi interpretativi e fattuali per considerare l’Exchange avulso dalla norma, non da ultima la condizione surreale che cita: altrimenti il segmento “per decreto” opererebbe in perdita netta dal 18 maggio, poiché teoricamente - a partire da tale data -, sommando imposta unica e prelievo “Salva sport», per ogni euro incassato dovrebbero accantonare 1,11 euro di tributi (tuttavia se i versamenti saranno ragionevolmente allineati all’imposta delle scommesse, la tranche maggio-agosto sarà esigibile entro fine novembre). In virtù di tale circostanza, successivamente alla conversione in legge sarà immediatamente necessaria la determinazione ADM in merito».
  • E’ arrivata la prima sanzione dell’Agcom nei confronti di un operatore di gioco. Vuole commentare?
    «La prima sanzione Agcom riferibile all’art. 9 del Decreto Dignità mi risulta riguardasse Leo Vegas: non è recente. Ritengo comunque utile commentarla, poiché a mio avviso si tratta di un provvedimento ampiamente immeritato, frutto di una discutibile applicazione della norma e noncurante del fatto che l’avvio dell’istruttoria avverso l’operatore si inserisse in un periodo anteriore alla delibera interpretativa da parte dell’Autorità, durante il quale non erano ancora chiari i confini interpretativi poi concessi dalle stesse linee guida proprio nel caso della televendita».
  • Un Protocollo di intesa tra gli Associati per l’autodisciplina, un numero verde a disposizione dei giocatori e gli spot che invitano a giocare con prudenza: Logico si conferma in prima linea nel contrasto alla ludopatia. Cosa può essere ancora fatto nel settore?
    «E’ necessaria maggior coesione nel settore, pur nel rispetto della competizione e delle specificità di ciascuna azienda. Occorre maggiore visione prospettica, pianificazione industriale di lungo periodo e minore focus su metriche di breve periodo, contenendo gli eccessi e tenendo conto dei macrotrend globali, facendo anche tesoro dell’inaspettata esperienza del lockdown.
    Coesione non significa tuttavia chiudere un occhio rispetto alle prerogative delle diverse anime del settore e di fronte ai motivi per i quali ne sia radicalmente e rapidamente precipitata la percezione agli occhi dell’opinione pubblica, prima ancora che della politica. La cui “unica” responsabilità negli ultimi anni è di aver cavalcato un malcontento popolare, ponendo in atto provvedimenti finalizzati al mero e a volte presunto consenso elettorale, senza una chiara strategia strutturale e noncuranti delle sorti del nostro Paese.
    Dal canto nostro, occorre ridurre le distanze con il pubblico e ritrovare un’intesa con una politica che - a torto o a ragione - trova nel settore sia un facile capro espiatorio, sia un portafogli cui attingere facilmente. La strada, insomma, è ancora lunga e in salita».