Marcel Vulpis (Vice Pres. vicario Lega Pro) ad Agimeg: «Sospendere il “Decreto Dignità” sarebbe di grande aiuto per le società sportive»

«In riferimento al tavolo di concertazione aperto dal Sottosegretario con delega allo sport Valentina Vezzali, sul tema del Decreto Dignità – collegato al divieto in Italia di pubblicità e sponsorizzazioni sportive da parte di marchi del betting – finalmente sta vincendo la politica del buonsenso, che poi è sempre stata, anche durante il mio programma elettorale, il mio punto di forza. Chi mi conosce sa che sono un uomo concreto, faccio pochissimi proclami. In futuro, e soprattutto nel mondo del calcio, conteranno soprattutto i fatti». E’ quanto ha dichiarato ad Agimeg Marcel Vulpis, Vice Presidente vicario della Lega Pro, in merito al tavolo tecnico, voluto dalla sottosegretaria con delega allo Sport, Valentina Vezzali, incentrato sulla proposta di sospensione temporanea degli effetti del Decreto Dignità, con riferimento al divieto di sponsorizzazione delle attività di scommesse sportive.

«Già durante la campagna elettorale (nel dicembre 2020 ndr) per la Lega Pro feci notare che era strategico riportare liquidità nel sistema e che il Decreto Dignità aveva fermato questo flusso di investimenti nel mondo dello sport. Aver letto l’impegno della sottosegretaria Vezzali su questo tema e quindi l’apertura di un tavolo per valutare i “margini” di manovra, rispetto al tema in esame, mi ha fatto assolutamente piacere, perché ha confermato la bontà di quella visione avuta ben oltre un anno fa quando ancora nessuno ne parlava. Conosco bene il sottosegretario Vezzali in quanto, nel 2015, quando lei era deputata di Scelta Civica (ai tempi del Governo Renzi con il sottosegretario al MEF Enrico Zanetti nel pool dell’esecutivo), io ero nel partito come responsabile nazionale per lo Sport di SC».

«Conosco anche la qualità umana e professionale della donna di sport che ci rappresenta a Palazzo Chigi, che sta confermando un’ottima visione rispetto alle scelte da fare, non solo in questo specifico segmento. Questo è un periodo difficilissimo per il mondo dello sport, servono risorse e non possono arrivare tra 1-2 anni, ma già nei primi mesi del 2022. Non c’è più tempo per l’attesa. Anche questo lo dicevo in tempi non sospetti».

«A dicembre di un anno fa dissi che era inutile andare a cercare fondi pubblici. Che anche se fossero arrivati sarebbe stato molto complicato (sotto il profilo tecnico), come player sportivi e società di calcio, poterne disporre con grande facilità, in quanto ci sono procedure che fanno sì che, quando si accede a dei fondi pubblici, i tempi si allunghino notevolmente. Sottolineai anche che c’era e c’è ancora un mercato delle scommesse sportive collegate alle aziende di betting lecite, pubbliche e regolamentate, ovvero soggetti che hanno il diritto di poter operare in quanto hanno acquisito una concessione statale. Già prima che diventassi vicepresidente vicario, come agenzia Sporteconomy avevamo condotto un’analisi, in cui risultava che sul piatto, prima del decreto dignità. C’erano, almeno in quel momento, nel calcio professionistico tra 120 e 150 milioni di euro in pubblicità e tra i 40 e 50 mln di euro di sponsorizzazioni provenienti proprio da queste aziende del betting».

«Alla Lega Pro, dunque ai club di Serie C, il settore del betting (quello lecito, pubblico e regolamentato), potrebbe portare della liquidità che, oggi, è essenziale per i bilanci di queste imprese», ha proseguito Vulpis.
«Per questo dissi a gennaio 2021 (subito dopo la mia elezione) di puntare anche e soprattutto su risorse private, piuttosto che su potenziali contributi pubblici. Perchè chiedere fondi al comparto pubblico (difficili tra l’altro da ottenere e/o rendicontare) se già sono fermi ai box, da oltre due anni, risorse private pronte a rientrare nel mondo dello sport.

«L’ideologia, anche la più suggestiva, non può vincere mai su un libero mercato e io sono per il libero mercato, chiaramente regolamentato (dallo Stato) con norme deontologiche accettate e condivise da parte degli stessi operatori. La ludopatia si può combattere solo attraverso un nuovo patto sociale tra Stato e operatori del settore. E proprio lo sport può diventare un veicolo incredibile per comunicare messaggi collegati al tema del gioco responsabile. Possiamo discutere sulla scarsa opportunità di veicolare messaggi troppo invasivi (come le quote live durante un match), ma certamente non possiamo impedire ad una azienda che opera sul territorio in modo lecito e che ha pagato allo Stato fior di milioni di euro per la concessione di gioco di promuovere il proprio brand».

«Credo che il prodotto calcio abbia le caratteristiche per poter intercettare domanda e offerta, in quanto il calcio offre visibilità a questi marchi. E’ un’operazione a costo zero. Sarebbe sufficiente una sospensiva del decreto dignità per due anni, per poter chiedere alle aziende di questo settore di tornare ad investire, utilizzando il prodotto, la piattaforma dello sport, per promuovere il loro brand come un tempo».

«Deve però esserci una seria riflessione da parte degli operatori del settore, in quanto chiaramente bisogna rivedere alcune linee guida sui contenuti pubblicitari, talvolta un po’ aggressivi nel passato. Un passato che ha stimolato una certa riflessione ideologica ad andare in certa direzione, ovvero la sospensione delle sponsorizzazioni pubblicitarie. Ricordiamo però che è essenziale per lo Stato avere il sostegno delle aziende di gioco, che possono essere il primo baluardo per fermare chi ha potenzialità collegate al tema della ludopatia».

«Oggi è una cosa molto positiva che vi sia questo tavolo, mi fa piacere che sia nato, tra l’altro il primo ad andare a parlare di questo è stato il presidente della FIGC Gabriele Gravina, il n.1 del calcio italiano, ma soprattutto un dirigente sportivo “illuminato”, così come il presidente del Coni Giovanni Malagò. Oggi abbiamo per fortuna un sottosegretario allo sport come Valentina Vezzali, una persona che ascolta e ha voglia di aiutare determinati settori, come nel caso specifico quello sportivo. Questo è uno dei pochi interventi a costo zero che si possono fare soltanto decidendo di sospendere il Decreto Dignità. Mi auguro vi sia una convergenza politica, dei margini per poter procedere in tal senso ci sono, ma non si può più perdere tempo. E’ solo una questione di volontà da parte dei soggetti coinvolti».

«Come spiegavo precedentemente – ha detto ancora Vulpis – sono un liberale e una persona che ama la libertà di mercato (nel rispetto delle regole), ma il Decreto dignità non è andato in questa direzione. Se il contratto tra concessionario e Stato prevede, tra le altre cose, che l’operatore del betting debba fare pubblicità proprio per distinguersi in termini di messaggio dal potenziale operatore irregolare e illegale, di fatto con il Decreto dignità si è fatto un autogol. Questo lo dissi in tempi non sospetti, quando ancora ero giornalista economico. Spero che si possa arrivare in tempi rapidi a questa sospensiva, visto che un anno è già passato e quei soldi potevano già essere nelle casse dei club».

«La notizia positiva, in questo momento, è che vi è una grande sensibilità da parte del sottosegretario Vezzali e che i due vertici dello sport italiano (Malagò e Gravina, ndr) sono stati i primi a dire che si deve andare in questa direzione per aiutare e dare ossigeno al mondo dello sport in termini finanziari. Speriamo che vi sia anche una convergenza politica. Nell’ipotesi che si possa ripartire con le sponsorizzazioni tra qualche mese, si potrebbe programmare la prossima stagione in modo più sereno per tantissimi club di calcio (a partire dalle 60 realtà calcistiche della Lega Pro) e players sportivi. Ecco perchè sono convintamente al fianco di Gravina e Malagò in questa azione. Primo perchè ci credo convintamente e secondo perché l’ho detto sin dall’inizio e questo è chiaramente un plus in termini di credibilità che altri non possono certamente vantare in questo momento».

L’Italia dal punto di vista del Decreto dignità è un caso unico, mentre in Europa funziona in un’altra maniera. «Nel Regno Unito la UK Lottery finanzia la British Olympic Association, in pratica dietro ogni medaglia olimpica britannica c’è un pezzo che arriva dal mondo del gaming. E’ un tema anche culturale. Il gioco non è il demonio, si possono puntare anche pochi centesimi. Molti giocatori sanno molto bene quando fermarsi, ma se cio’ non dovesse avvenire sono gli stessi operatori del settore che devono e possono mettere dei paletti al gioco, se dovessero vedere una frequenza troppo alta o investimenti economici eccessivi».

«Credo che oggi lo Stato, i concessionari ed il mondo del calcio, che è una piattaforma di comunicazione e visibilità incredibile, possano diventare uno strumento incredibile per far rispettare quel contratto fra concessionario e Stato che già esisteva prima del decreto dignità e che è stato fermato dopo che il decreto è diventato operativo. La vera azione di contrasto lo Stato non deve farla ai concessionari di gioco leciti, ma alle bische, a chi fa gioco irregolare ed illegale. Loro sono il problema vero di questo settore. Non possiamo tra l’altro escludere che in questi anni di decreto dignità vi sia stato un rialzo anche di questo mondo, in quanto fondamentalmente sono stati gli unici a poter offrire un’operatività di questo tipo sul territorio».



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