Lockdown: a Roma esplode la rabbia sociale

Proteste a Roma e in altre città per le mancate riaperture: ferito un poliziotto, 7 i fermati davanti alla Camera dei Deputati

A Roma, e non solo, è improvvisamente esplosa la protesta di commercianti e ristoratori, da quasi un anno costretti ai lockdown forzati e ai continui balletti di colori nelle Regioni che hanno letteralmente massacrato più di un settore produttivo. Nella Capitale, al grido di «Siamo imprenditori, non delinquenti!» è via via montata martedì mattina la protesta in piazza Montecitorio per chiedere le tante agognate riaperture: al grido «Libertà!», centinaia di persone si sono avvicinate al cordone delle Forze dell'Ordine con le mani alzate, intonando cori e chiedendo di potersi avvicinare a Palazzo Chigi. In piazza si sono così alternati momenti di tensione a slogan contro il governo: un poliziotto è rimasto ferito, mentre sono state 7 le persone fermate dopo i disordini.
Tra i manifestanti le bandiere blu di Italexit, il movimento del senatore ex M5S Gianluigi Paragone, mentre tra gli altri ha preso la parola anche il deputato Vittorio Sgarbi, tra i principali portavoce politici della protesta.
«Ormai lavoro per un euro all'ora. Gli investimenti di una vita erano nel mio bar». Lorena, 62 anni, era in lacrime e in ginocchio davanti al cordone della polizia - riporta l’Ansa - alla manifestazione dei commercianti a Montecitorio e ad un certo punto uno degli agenti si è accovacciato vicino a lei per consolarla ed aiutarla a rialzarsi. «Sono qui per me e per i miei figli. Noi siamo come voi - ha detto la donna agli agenti - Non siamo negazionisti vogliamo solo lavorare e poter riaprire». Lorena, che ha «investito tutti i suoi soldi nel suo bar a Bologna aperto 15 anni fa» spiega che la sua è solo disperazione, come quella - ad esempio - dei 150mila lavoratori del Gaming che chiedono solo di poter lavorare: «Ero qui per una protesta che non perdesse il rispetto delle istituzioni, io ci credo ancora ma dovete ascoltarci», ha detto con le lacrime dietro gli occhiali. Ed è l’emblema di un’Italia ridotta allo stremo e dimenticata dalle istituzioni, dal governo centrale e dalle sin troppo rigide prese di posizione di Ministero della Salute e Comitato Tecnico Scientifico, che continuano a negare qualsiasi ipotesi di ripartenza e di “convivenza” con il virus nonostante i milioni di vaccini già somministrati e i protocolli sanitari adottati da imprese e lavoratori.
Nel casertano, dopo quasi 10 ore, è stato invece rimosso il blocco realizzato in un tratto della A1 Roma-Napoli da parte degli operatori mercatali, che hanno ricevuto rassicurazioni dalla delegazione recatasi a Roma su un incontro che si terrà questa settimana nella Capitale tra i rappresentanti dei lavoratori e il Governo.
Ma la situazione - è ormai sin troppo evidente - si fa sempre più tesa in tutto il Paese.

MATTEO SALVINI (Lega):
«Ecco perché dopo Pasqua
chi può deve riaprire»

«Dopo Pasqua dobbiamo tornare a vivere, non c’è Speranza che tenga…». La critica di Matteo Salvini, segretario della Lega, è ovviamente rivolta alla questione che, secondo quanto deliberato dal Ministro della Salute, non ci potranno essere zone gialle o bianche fino a maggio. «La scienza è scienza - ha detto Salvini - in queste ore Sardegna, Sicilia, Umbria, Liguria  potrebbero tranquillamente riaprire in sicurezza. Ristoratori, baristi e gestori di palestre e attività culturali hanno come primo interesse la tutela della salute loro, dei dipendenti e dei clienti. Io capisco chi non chiede ristori ma sopravvivenza, cercheremo di metterci l’anima per ripartire. Dopo Pasqua chi ha i criteri medici per riaprire deve riaprire. Il ministro Speranza non mi convincerà mai che fino a maggio non se ne riparla. Non è solo un problema economico, ma di salute mentale. Grazie ai vaccini, al sacrificio degli italiani e al caldo che arriva, se la curva cala dobbiamo tornare alla vita, non c’è rosso o Speranza che tenga».

Matteo Salvini, segretario della Lega



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