L’Inter mette KO la Juve e legittima il ruolo di anti-Milan

di Mauro Grimaldi

Pensavo che i politici avessero perso la voglia di scherzare, invece ci sono caduti di nuovo, altrimenti non si spiegherebbe questa crisi di Governo al buio in un momento in cui a tutto dobbiamo pensare meno che a ricucire i soliti isterismi politici. Non credo che ce lo possiamo permettere. Mi sarebbe piaciuto che in questo momento si fosse ragionato in termini di unità nazionale, una grande coalizione per traghettare fuori il Paese dal periodo più drammatico dal dopoguerra e non che ognuno - nessuno escluso - come sta succedendo, cerchi di sfruttare il momento per puri fini propagandistici ed elettorali. Evidentemente questi sono i politici che ci meritiamo. La realtà è che la gente non ha voglia di ulteriori ansie, ma l’unico obiettivo a cui è proiettata è quella di uscire da questo casino che, come tutti avranno capito, non è limitato solo a quello sanitario ma esploderà più forte in termini economici se i nostri politici non saranno in grado, fin da ora, di disegnare un progetto credibile che possa utilizzare al meglio le importanti risorse che dovrebbero (purtroppo mi vedo costretto ad usare il condizionale) arrivare dall’Europa.
In questa situazione non so quanto, di quel poco di credibilità che ci era rimasta, sia ancora in piedi. Ci stiamo preoccupando che con le varie “elargizioni” europee vedremo aumentare il nostro debito. Ma perché, secondo voi, siamo un Paese virtuoso? Solo nel 2020 il debito pubblico è salito di oltre 170 miliardi di euro, portando il debito complessivo a 2.582 miliardi. Siete convinti che 100 miliardi in più o in meno di debito cambino qualcosa? Pensiamo a salvarci e non andare peggio, il resto sono chiacchere demagogiche.
Chiusa queste breve parentesi di frustrazione vediamo cosa è successo nel mondo pallonaro che alla fine non è poi tanto male. Giusto due parole su questa prima tornata di Coppa Italia che ha visto qualificarsi al turno successivo, come da previsioni, alcune con fatica, il Milan, la Juventus, l’Inter, il Napoli, l’Atalanta e sorprendentemente la Spal che ha eliminato il Sassuolo. Mancano all’appello Roma e Lazio ma avevano da pensare al derby che si è giocato venerdì sera. In campo una sola squadra, la Lazio (3-0). Questa è la sintesi di una partita senza storia che ha visto una Roma pasticciona, goffa, assente affrontare l’appuntamento più importante della stagione senza cuore e passione. Un’altra cosa erano i derby (anche persi) dove in campo si respirava un’altra aria, con giocatori che avevano nel DNA il senso di appartenenza. Adesso il calcio si è ridotto a prestazioni professionali e obiettivi economici. Poveri noi!
Bravo Simone Inzaghi, quindi, che ha saputo soffocare il gioco di un avversario che solo una settimana prima si era confrontato ad armi pari con l’Inter. Quale siano i meccanismi che determinino queste situazioni non lo so, di fatto abbiamo assistito ad un allenamento dei biancocelesti contro lo sparring partner di turno che questa volta è toccato farlo alla Roma. Bene, anzi male.
Passiamo al resto, iniziando da Inter-Juventus, la partita o, almeno una volta, lo era. Qui, in verità, mancava quel pathos degli altri anni. Colpa della Juve, che quest’anno sembra una locomotiva a vapore che arranca sui binari sempre più ripidi. Insomma, per farla breve, ha vinto l’Inter per 2-0, risultato che sembra essere più scontato di quello che sembri. Per carità, non voglio neanche pronunciare il nome di Andrea Pirlo, altrimenti sembra che ce l’abbiamo tutti con lui, ma alla fine è andata come doveva andare. Primo perché all’Inter serviva una vittoria del genere per legittimare il suo ruolo di principale antagonista del Milan, poi perché Conte non poteva fallire. Adesso potrebbe tagliare, al giro di boa della prossima settimana, il titolo di campione d’inverno, ex-aequo o da solo poco importa. Credo che tutti, nessuno escluso, si aspettino un’Inter padrona assoluto di questo campionato e mi sembra che ci stiamo avviando verso questo scenario, basta solo maggiore continuità. Al momento, i nerazzurri, con 46 gol, hanno il miglior attacco del campionato e Lukaku ha ormai preso le misure del nostro campionato.
Perde qualche colpo l’Atalanta, stranamente a secco (0-0) con il Genoa che da quando è arrivato Ballardini è diventata un’altra squadra. Certo, fatica ancora, ma 4 risultati utili su 5 partite è quasi un record per i rossoblù e la corsa alla salvezza sembra meno complicata di un paio di mesi fa. I bergamaschi perdono una prima occasione per superare Roma e Napoli, ma a metà settimana recuperano con l’Udinese la partita che gli manca.
Nel troncone di mezzo della classifica, frena il Verona, battuto di misura e su rigore dal Bologna (1-0) e vince su rimonta la Sampdoria di Ranieri sull’Udinese (2-1). Del resto, non potendo competere sul piano economico con le grandi del campionato, il principale obiettivo di questi club è mantenere la categoria, magari togliendosi qualche sfizio ogni tanto.
Purtroppo, questa è la realtà di un calcio la cui forbice, negli ultimi anni, si è allargata sempre di più. Se negli anni Settanta si poteva assistere al miracolo del Cagliari e del Verona, oggi non è neppure immaginabile. Ha rotto un po’ questa tendenza l’Atalanta che è riuscita, con intelligenza e attenzione a creare, con una cantera di grande qualità, un suo prodotto esclusivo in grado di competere a livelli sia interni che internazionali senza investimenti folli, anzi creando ogni anno plusvalenze interessanti con la cessione di giovani talentuosi senza per questo soffrirne minimamente sotto l’aspetto tecnico. È questa, se ci riflettete bene, la grande rivoluzione verso cui il calcio deve tendere.
Continua, invece, a prendere carrettate di gol la Fiorentina che esce dal “Maradona” con un pesantissimo 6-0 che non ha alcuna giustificazione se non quella di una società, e non squadra, che deve seriamente trovare una soluzione a questo “ignavismo” che la soffoca ormai da qualche anno. Di contro, molto bene il Napoli che recupera la posizione che gli compete e si colloca in zona Champions. A questo punto diventa sempre più interessante la sfida con la Juve.
Nel fondo classifica inizia a diventare preoccupante (se già non lo era) la situazione del Torino che non riesce a vincere neanche in 11 contro 10 in casa con lo Spezia (0-0). Chiaramente senza togliere nulla ai liguri, che hanno giocato la loro onesta partita in ottica salvezza, quello che da oggi in poi dovranno fare i granata. Questo ennesimo passo falso, come previsto, è costato la panchina a Giampaolo e, onestamente, non si può dare torto a Cairo che ha abusato, fino ad ora, di quella pazienza che solitamente non ha. Brutta e indecifrabile storia quella del Torino, da anni relegato fuori dal calcio che conta ed è un peccato per una società che questa storia l’ha scritta. La vittoria del Crotone con il Benevento (per 4-1), il pareggio del Parma a Reggio con il Sassuolo (1-1) e del Genoa a Bergamo non facilitano le cose.



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