L'AD di Sky a Repubblica: «Non siamo solo Serie A, ma pronti a trattare con DAZN/TIM»

Intervista del quotidiano a Maximo Ibarra, che allontana anche i rumors di una PayTv sull'orlo della crisi per la perdita dei diritti della massima serie e di una sua uscita dal Gruppo

di Carlo Lazotti

La situazione è tutt'altro che facile. Dopo 18 anni ininterrotti di trasmissione delle partite di Serie A, con tutta una serie di canali, palinsesti, trasmissioni, approfondimenti dedicati (il 40% degli abbonati attuali ha scelto la PayTV di Rogoredo proprio per il calcio...), Sky ha perso lo scettro della massima serie a favore di DAZN, e ha perso (per ora) anche la possibilità di agguantare il "Pacchetto 2" dei diritti, che permetterebbe la trasmissione in esclusiva di almeno 3 gare a giornata della Serie A, una soluzione che avrebbe ribaltato lo schema di quest'ultima stagione, con 7 partite a Sky e 3 a DAZN.

Il futuro della prossima stagione sembra quindi dipinto a tinte fosche per Sky, il cui AD Maximo Ibarra, nonostante la tempesta dei diritti TV e dei rumors che lo vorrebbero in partenza verso una grande azienda tecnologica, ha parlato a Repubblica difendendo l'operato di Sky e negando di aver già le valigie pronte...
«Sono rumors privi di ogni fondamento» ha dichiarato il manager parlando con il quotidiano di Piazza Indipendenza in una lunga intervista rilasciata a Francesco Manacorda, anche se sull’argomento-crisi (organi di stampa hanno ventilato addirittura l'ipotesi che un quinto dei lavoratori attuali sarebbe "di troppo", qualora Sky non ottenesse alcun pacchetto per i diritti della massima serie) Ibarra spiega: «E’ un tema che affronterò in maniera costruttiva con i sindacati, a partire da un incontro fissato il 9 aprile. Ogni azienda ha l’esigenza di stare al passo con la tecnologia e la concorrenza e deve trasformarsi di conseguenza. Competiamo con soggetti che hanno economie di scala assai più grandi delle nostre e sono sottoposti a norme e tassazioni assai meno stringenti di quelle che toccano noi».

Per Ibarra non è affatto scartata la possibilità di fare ricorso sull’esito dei vari processi di assegnazione: nel primo bando per il "Pacchetto 2” la proposta di Sky è stata bocciata dai presidenti di Serie A, e l'AD di origini colombiane avvisa: «Se l’accordo TIM/Dazn escludesse la trasmissione su tutte le piattaforme e device allora sarebbe un tema da affrontare molto attentamente. Ovviamente sarà fatto quando la gara sarà chiusa». Sky si dichiara disponibile, quindi, ad acquisire i contenuti da chi li ha vinti, "aprendo" in questo modo a DAZN: «Ci aspettiamo che vengano utilizzati gli stessi criteri che abbiamo adottato quando abbiamo avuto sette partite in esclusiva. Del resto TIM Vision ha sulla sua piattaforma la nostra Now».

Al tempo stesso, però, Ibarra si dichiara pronto anche al "piano B”, cioè a perdere totalmente la Serie A: non si tratterebbe - dice - di una perdita esiziale: «Resteremo la casa dello sport in TV, anche se non dovessimo avere i diritti per trasmettere la Serie A. E in generale Sky, con i suoi programmi e le sue produzioni, è molto più della Serie A, con un’offerta per tutte le età e tutta la famiglia».

Sul “perché” Sky abbia perso i diritti principali dopo averli ottenuti e gestiti (magnificamente, va detto) per 18 anni, Ibarra è netto: «Abbiamo fissato un limite di prezzo oltre il quale non conveniva andare. La nostra offerta alla Lega prevedeva che accanto a essa le stesse squadre di Serie A costruissero il canale della Lega: in questo modo si sarebbe arrivati a eguagliare o addirittura a superare l’offerta che hanno accettato. Invece la Lega non ha voluto esplorare questa strada». E la exit strategy del gruppo passa attraverso - secondo l'AD - la valorizzazione di altri asset televisivi: «Abbiamo la Champions, l'Europa League, la nuova Conference League (la nuova Coppa pensata dall'Uefa: una sorta di Europa League "B" con squadre ancor più scarse di quelle presenti nella seconda competizione continentale, ndr), i motori, il grande tennis... Da questa situazione si esce utilizzando i 750 milioni che non abbiamo speso per i diritti della Serie A per altri scopi: acquisto di altri diritti, non solo nel calcio, produzione di nuovi contenuti anche grazie alla piattaforma paneuropea di Sky Studios. E poi con 4 nuovi canali di entertainment con il nostro marchio».
«E ancora - conclude Ibarra -, sfruttando la prevalenza tecnologica: la nostra piattaforma Sky Q non offre una semplice aggregazione di contenuti, ma permette a chi la usa di avere nella sua pagina principale un unico palinsesto che contiene tutto ciò che gli interessa: dai canali della stessa Sky, a operatori Over the top come Amazon Prime e Netflix, a Spotify. E abbiamo fatto un accordo anche con Disney+, che sarà anch’esso su Sky Q».

Tutto bello, tutto interessante, ma riesce davvero difficile immaginare un appassionato tifoso del Cagliari, del Bologna, di Genoa e Sampdoria, del Torino o di Fiorentina e Udinese, che magari ha scelto di abbonarsi a Sky per il pacchetto "Calcio" e che ben difficilmente vedrà la propria squadra del cuore in Champions almeno per i prossimi 2-3 anni, "rincuorarsi" con i film della Marvel su Disney+, con le serie televisive su Netflix o con la musica di Spotify... A maggior ragione non avendo - in tempi di pandemia - neanche la possibilià di recarsi allo stadio almeno una volta ogni 15 giorni. La sensazione che presto o tardi i (tanti) tifosi italiani presentino il conto è quanto mai forte.



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