La Roma la combina grossa un’altra volta: 0-3 a tavolino?

Fonseca e il Team Manager vanno in confusione insieme all’intero staff del tecnico portoghese durante i tempi supplementari di Coppa Italia, effettuando un 6° cambio: il Giudice sportivo modificherà comunque il 2-4 maturato sul campo contro lo Spezia

di Mauro Grimaldi

Settimana tostarella. Prima la maratona alla Camera e al Senato per tenere in piedi un Governo appiccicaticcio con la stampella dei peones (o costruttori, o responsabili, o come vi pare). Poi l’insediamento di Biden e i grugniti di Trump. Infine, il calcio, presente all’appello in grande spolvero con Supercoppa, recupero di campionato e Coppa Italia.
Andiamo per ordine. Primo, vorrei sapere chi è ancora convinto che la Juventus abbia già abdicato al suo ruolo. Intanto il primo trofeo della stagione è suo e la conquista della Supercoppa contro il Napoli (2-0) rappresenta qualcosa in più di una semplice vittoria. È un segnale chiaro, inequivocabile come per dire, noi ci siamo e, come abbiamo visto, c’è anche Cristiano Ronaldo che nella stagione potrà sbagliare una, al massimo due partite, ma poi la firma la mette sempre.
È anche vero che il Milan non molla. Il rientro di Ibrahimovic con l’ennesima doppietta, si è sentito molto forte e i 3 punti conquistati dai rossoneri a Cagliari non erano così scontati. Sicuramente le due milanesi sono le più continue e determinate. Lo dimostra anche l’acquisto di Mandžuki? da parte del Milan, segno che ci crede. Ma guai a distrarsi perché nel calcio, come nella vita, non bisogna mai dare niente per scontato e di fronte ad un campionato ancora lungo c’è ancora tanto da pedalare.
Intanto l’Atalanta spreca il secondo match point nel recupero con l’Udinese, uscendo dalla Dacia Arena con il secondo pareggio consecutivo (1-1), mancando l’aggancio al gruppo di testa. In ogni caso è lì, a due passi, anche se ho l’impressione che in questo campionato alla fine il punto in più o in meno peserà come un macigno.
Coppa Italia. Una grande Roma cede solo nel 2° tempo supplementare, in 9 contro 11, al Real Spezia. Mettiamola così, in una serata tutta da dimenticare per i giallorossi, evidentemente in grande confusione. Ancora un pasticcio interpretativo sulla corretta applicazione delle norme regolamentari. Perché oltre alla batosta sul campo, è successo che la Roma ha effettuato 6 sostituzioni invece di 5 mentre il regolamento prevede 5 cambi in 3 slot, escluso l’intervallo, e concede un 4° spazio per le sostituzioni in caso di tempi supplementari.
Non è assolutamente previsto un 6° cambio e questo lo sa anche il chierichetto della chiesa vicino casa mia. Sicuramente lo sapeva Lorenzo Pellegrini che ha provato a dirglielo a Fonseca, ma probabilmente il tecnico aveva altre cose per la testa. Credo che cose del genere non succedano neanche a Oronzo Canà.
La Roma rischia così di perdere 0-3 a tavolino, magari più dignitoso del 2-4 maturato sul campo. Ai fini pratici cambia poco e l’unico dato inconfutabile è l’eliminazione dalla Coppa Italia e un incubo che si ripete dopo 5 anni con i liguri. Dopo i 3 con la Lazio, con questi fanno 7 i gol subìti in una settimana. Troppi, tanti per una squadra con qualche ambizione di classifica. Aspettiamo la “ripetizione” della gara sabato, questa volta in campionato, per capire se queste due partite siano state il frutto di un rincoglionimento complessivo (tecnico compreso) che rientra nella logica di un crollo mentale dopo il derby.
È chiaro che la squadra deve dare una risposta forte, cancellando ogni dubbio sulla sua consistenza. C’è da chiedersi, in ogni caso, quale sia la vera Roma, ma sicuramente non può essere quella vista con la Lazio e lo Spezia. In ogni caso il segnale forte lo hanno dato i Friedkin: fuori dalle scatole il team manager, Gianluca Gombar, e il Global sporting officer, Manolo Zubiria. È il minimo in questi casi e non credo che sarà l’unica decisione. Certo, è una scelta che non risolve i problemi, ma almeno alza il livello di attenzione.
Passa la Lazio, 2-1 con il Parma su autogol al 92’. Il calcio è anche questo e poi, alla fine, bisogna essere onesti: i biancocelesti hanno più qualità e se dobbiamo premiare la meritocrazia, è giusto che vadano avanti. Da notare che gli uomini di Simone Inzaghi sono ancora in corsa su tutto, dalla Champions alla Coppa Italia e stanno recuperando in campionato. Nel rapporto qualità/prezzo, secondo me, la Lazio è la migliore squadra della Serie A. Il rischio vero è che a tre quarti della stagione, come è successo lo scorso anno, non per demerito ma per una panchina corta, si potrebbe assistere ad una flessione ed è un peccato, perché con uno sforzo in più la società avrebbe potuto dare una mano ad Inzaghi facendo almeno un paio di acquisti di livello. Ma questo è un vecchio discorso.



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