Il Milan espugna il “Maradona”, in coda affondano Genoa e Samp

Mentre la guerra in Ucraina scatenata dalla Russia insanguina il cuore dell’Europa, il campionato di Serie A va avanti: i rossoneri vincono di misura in casa del Napoli e si riprendono la vetta solitaria della classifica, mentre in zona Europa League la Roma batte l’Atalanta anche nel girone di ritorno e si porta al 5° posto

di Mauro Grimaldi

Siamo tutti frastornati. Il dramma che si sta consumando in Ucraina coinvolge emotivamente (e non solo) noi che apparteniamo a quelle generazioni che la guerra l’hanno vista solo nei film o, distrattamente, in qualche paese “lontano” attraverso le immagini crude che la televisione ci ha sadicamente proposto. Noi, che siamo abituati a convivere con una visione della morte “cinematografica”, sempre più cruda che spesso ci lascia indifferenti per quanto paradossale. Noi, globalizzati e chiusi nelle nostre belle case ad osservare, indignandoci ogni tanto.
Adesso la realtà ha superato la fantasia e al posto della marmellata del set c’è il sangue vero, e anche se cerchiamo di aggrapparci a logiche diverse la guerra è qui, in Europa. Non siamo abituati a ragionare a distanza così ravvicinata, ma dovremmo abituarci.
Quante analogie storiche con il secolo scorso: le crisi economiche, le pandemie, il mutamento improvviso delle democrazie liberali e l’avanzata dei nazionalismi. E adesso salta fuori “l’uomo solo al comando” che pensa di decidere i destini del mondo. È un refrain che conosciamo e che ha già scatenato grandi tragedie 80 anni fa: tanto è il periodo di pace di cui abbiamo goduto. All’epoca non mi sembra che il dialogo abbia funzionato un granché e - anche allora - la Russia si era messa dalla parte sbagliata, quella dell’invasore, spartendo la Polonia con la Germania nazista.
Anche dopo la guerra non ha esitato ad imporre la sua autorità con i carri armati, invadendo l’Ungheria nel 1956 e la Cecoslovacchia nel 1968. E poi l’Afghanistan nel 1980. Come se a Mosca e dintorni non resistessero - più o meno ogni 12 anni - senza invadere qualcuno…
La speranza che adesso qualcosa cambi mi sembra una bella scommessa. Le sanzioni economiche? Vedremo se saranno sufficienti a fermare la follia o a provocare reazioni ancora più incontrollate di uno con le spalle al muro. Sicuramente, se c’è una leva che può far cessare questa deriva non può che essere economica (non voglio immaginare altre leve) e quando ad essere coinvolti sono interessi che vanno oltre allo “zar” del Cremlino, ma toccano la confraternita di bravi ragazzi delle oligarchie russe magari un filo di speranza c’è.
In tutto questo si continua a giocare ed è anche giusto così: non possiamo perdere quel senso di normalità e banalità dello scontro epico che ci regala un calcio comunque presente e pronto a fare la sua parte.
L’ha fatta con l’esclusione del calcio russo da tutto il pianeta, l’ha fatta con il trasferimento della finale di Champions League da San Pietroburgo a Parigi. L’ha fatto con i 5 minuti di ritardo per solidarietà all’Ucraina. Lo hanno fatto (e continuano a farlo) i tifosi sugli spalti uniti contro questa aggressione. Non è una voce inascoltata, ma forte, che si unisce a quel coro di proteste e indignazione a cui stiamo assistendo.
Adesso veniamo al campionato, dove tutte le frustrazioni dell’Inter si sono riversate sulla malcapitata Salernitana. A San Siro è finita 5-0. Sono quei punteggi senza alcun senso che non dimostrano niente né fanno paura a nessuno, però valgono 3 punti e di questi tempi non bisogna essere schizzinosi.
Ce lo insegna il Milan, che da vittima sacrificale si è andato a prendere dei punti pesantissimi a Napoli vanificando quanto di bello avevano fatto i ragazzi di Spalletti fino ad oggi. A questo punto, tutte le teorie dei massimi sistemi e le supercazzole dei vari opinionisti (me compreso) si vanno a far fottere e bisogna prendere atto che uno scudetto non si improvvisa ma fa parte di un DNA raro che hanno in pochi. E il Milan è uno di questi.
Adesso lascio Spalletti ai suoi giri di parole che ama tanto, e ADL a sbollire l’incazzatura. La morale, però, è che perdere lo scontro diretto in casa non è il massimo della vita. Si sta infuocando, invece, la parte bassa della Champions e dell’Europa League dove il gruppo resta sempre molto unito: Juventus, Atalanta, Roma e Lazio sono le più accreditate per assicurarsi 3 dei 4 posti disponibili (Conference League compresa!?).
Intanto assistiamo ad un ritorno prepotente della Roma di Josè Mourinho che, dopo aver strappato con le unghie e con i denti la vittoria a La Spezia la scorsa settimana, è andata a vincere lo scontro diretto con l’Atalanta, riagganciando i bergamaschi (che hanno sempre una partita in meno). È una Roma a corrente alternata che se non avesse fatto troppi passi falsi potrebbe ambire ad obiettivi più importanti. Comunque, i giallorossi vanno tenuti in considerazione - considerata anche la menopausa viola che continua ad allargare la forbice dai posti che contano - e tra qualche giornata riusciremo a capire la vera consistenza di questa squadra.
Idem la Lazio, che ritorna da Cagliari con un perentorio 3-0 ottenuto in un campo non facile e contro una squadra in serie positiva da molte giornate. Per i sardi è una brusca frenata, ma lo straordinario recupero in classifica di questi ultimi 2 mesi e la sconfitta del Venezia in casa con il Sassuolo li tiene ancora in piena corsa per la salvezza.
Meno tranquilla, invece, la Sampdoria, sconfitta a Udine per 2-1, che apre ad una serie di dubbi amletici per Giampaolo. Non è ancora allarme rosso, ma arancione sì.
Invece è profondo rosso per il Genoa che colleziona l’ennesimo e inutile pareggio casalingo, questa volta con l’Empoli. Con meno giornate da giocare e il quartultimo posto a 7 punti mi sembra un’impresa disperata. Vince anche la Juventus, seppure di misura, in casa con lo Spezia. Stavolta il salvatore della patria è Alvaro Morata. I 3 punti, comunque, sono sufficienti a tenere a distanza di sicurezza gli altri pretendenti al 4° posto. Ho l’impressione, però, che la Juve più che in basso guardi in alto: ha capito che le prime 3 stanno perdendo colpi. Troppe le pause, e la conferma arriva dalle posizioni scalate dai bianconeri nell’ultimo mese che li ha portati ad una incollatura dai primi. Aspettiamoci un finale interessante.



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