Gli Azzurri vincono e divertono, Mancini accende l’entusiasmo

L'ambiente azzurro è in totale controtendenza rispetto alle tensioni (e i veleni) del campionato

di Mauro Grimaldi

Il fatto singolare è che il calcio trova sempre più spazio nei fatti di cronaca che in quelli sportivi. È evidente che questo è frutto di un’evoluzione, lenta ma inesorabile, che ha spostato l’asse di interesse del pallone dal campo alle questioni sociali ed economiche, rispetto alle quali gioca un ruolo fondamentale. Se fino a un decennio fa il Ministro dello Sport (o il Sottosegretario alla Presidenza con delega allo sport) era una figura di secondo livello, raramente coinvolto sulle prime pagine dei giornali, adesso è diventato uno dei protagonisti assoluti. Sicuramente l’emergenza COVID ha accelerato il consolidamento di questo ruolo che è diventato l’interlocutore principale e privilegiato delle Federazioni sportive spingendo un passo indietro il Presidente del CONI.
Frutto, questo, anche della riforma (contestatissima) che ha svuotato di soldi e potere il massimo organismo sportivo italiano per dare il boccino in mano alla nuova creatura di questo complesso corso storico, “Sport & Salute”. Un’anomalia tutta italiana, figlia della confusione e della approssimazione politica che stiamo subendo, che rischia di creare seri problemi con gli omologhi organismi internazionali.
In ogni caso, dopo il vertice in FIGC, al momento, sulla scia di Juve-Napoli, la questione è abbastanza chiara: il protocollo va bene (ma deve essere rispettato) e non ci sono motivi per sospendere il campionato. E questo è già qualcosa. Anche la posizione della ASL - che è stata determinante sulla vicenda della mancata presentazione del Napoli a Torino - va interpretata nell’ottica delle prerogative che la norma gli riconosce (soprattutto se viene chiamata in causa), e cioè quelle di intervenire in situazioni di potenziale rischio sulla salute delle persone e non certo di modifica ai protocolli sportivi. Del resto, queste strutture sono una sorta di prima linea delle Regioni e rientrano in un più vasto modello di competenze a tutela e sicurezza dei cittadini, quindi in presenza di un fatto concreto o di un ragionevole dubbio, intervengono. Questo significa che nella situazione attuale, volenti o no, le competenze delle diverse strutture, sia sportive che mediche o locali, si sovrappongono, creando il più delle volte confusione. Non va dimenticata la clausola, sempre presente nelle varie norme di riferimento che evidenzia il “fatti salvi i provvedimenti delle autorità locali e statali”.
Probabilmente i protocolli dovrebbero essere a rivisti in tal senso, delineando in modo chiaro le sfere di competenza, perché quello di Juventus-Napoli non sarà un caso isolato. Di questo ce ne dobbiamo fare una ragione, perché per quanto i protocolli possano avere le maglie strette, come abbiamo visto delle smagliature ci possono essere o per casualità o per il fatto di non aver rispettato gli indirizzi (sul punto c’è una verifica della Procura Federale sul Napoli).
Bisogna essere consapevoli che la leggerezza di uno può compromettere l’intero campionato. Il calcio, quindi, quello dei supereroi, dei miti e delle leggende, si è scoperto improvvisamente vulnerabile quanto, se non più, di altri settori. È una situazione con cui dobbiamo convivere che coinvolge tutti, nessuno escluso, persino il Presidente della Lega di A, Dal Pino, che è risultato positivo anche se asintomatico (ma questo è un dettaglio).
In tutto questo, fortunatamente abbiamo un Commissario Tecnico della Nazionale estremamente equilibrato (oltre che bravo) e nonostante il suo aplomb inglese, a fronte delle lamentele del Ministro della salute, Roberto Speranza, che continua a deplorare l’eccessivo interesse mediatico sul calcio ribadendo la priorità da assegnare alle scuole sull’emergenza COVID, ha risposto: «A volte bisogna pensare prima, quando si parla. Lo sport è un diritto, come la scuola e il lavoro, non è una cosa che ci viene data così. Lo sport è praticato da milioni di italiani a tutti i livelli». Quando ci vuole, ci vuole. Anche perché, soprattutto in questo momento, lo sport, ma in particolare la Nazionale, riveste un ruolo unificante, anche rispetto ai conflitti interni al calcio e la forza di Mancini e della nuova Governance è stata quella di aver riavvicinato la gente a questa squadra, di averla unita sotto un’unica bandiera.
Il risultato di mercoledì con la Moldova (6-0) non fa testo, ma è servito a sgranchirsi le gambe, a rientrare con la testa nel sistema, a sperimentare nuove possibilità e sotto quest’aspetto è stata una partita importante. Poi c’è stato l’esordio in Nazionale - con un gol - di Ciccio Caputo, un ragazzo di 33 anni, da Altamura e un’onesta carriera dai Dilettanti alla serie A, fino al Sassuolo. Come vedete il calcio sa ancora raccontare delle belle favole e questo ci aiuta a sperare che presto tutto ritornerà come prima (o quasi).



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