Fernando Orlandi ci ha lasciato

Se n’è andato a 72 anni, dopo una lunga malattia. Ha creato il primo vero bookmaker online, ideando le scommesse via Wap e lasciando poi la compagnia nelle mani di Coral. Il cordoglio dei concessionari che lo hanno conosciuto negli anni

Pensi a Fernando Orlandi, a tutte le occasioni in cui abbiamo condiviso eventi importanti del mondo del Gaming italiano e internazionale, e non puoi non fermarti a riflettere sul fatto che se n’è andato un genio assoluto. Perché Fernando era tante cose insieme: un amante della vita (bella), uno studioso delle persone (che riusciva a capire e a catalogare perfettamente dopo pochi scambi di battute), un ex professore di matematica, un esperto di giochi e sistemistica, un innovatore, un innamorato della tecnologia e un cittadino del mondo. Tutte queste cose insieme ne hanno fatto una figura di spicco del Gaming italiano e internazionale, un “numero uno” assoluto senza il quale il mondo delle scommesse sportive non sarebbe quello che è. Perché, nonostante tutte le avversità e le tempeste di questo periodo storico e di questi ultimi anni, senza l’opera e l’ingegno di Fernando Orlandi oggi questo settore sarebbe decisamente peggiore.

Fernando Orlandi sul "London Eye" nel 2001, alla presentazione
della nuova tecnologia WAP per le scommesse online di Eurobet

Con lui, negli anni ’90, prima ancora dell’apertura ufficiale del gioco “legale” (avvenuta nel 1998), si parlava già dello “Sportsbetting all’italiana” (quello che si contrapponeva al famigerato “Totonero” della malavita organizzata)?come di un modello. Dopo aver fondato Atlas Sport Betting, che all’epoca inondava di quote le pagine di “Totocorriere” con una grafica rigorosamente in bianco e nero, la svolta:?a Woking, un piccolo paesino del Surrey a sud-ovest di Londra, circa 40 minuti di macchina - traffico permettendo - percorrendo la M3 poco dopo Kempton Park, la nascita di Eurobet, la prima vera grande compagnia di gioco online anglo-italiana. Eurobet ha rappresentato da subito un modello: di efficienza, di copertura delle quote, di management. Grazie all’opera instancabile dello stesso Fernando Orlandi, ma anche di uno staff di prim’ordine composto dai vari Nico Giovando, Giuseppe e Rosario Elia, Carlo Di Maio, Paol Bausano e sua cugina Pina, la compagnia si è affermata in pochissimo tempo nelle nascenti scommesse sportive (legali) italiane, affiancando sin da subito Snai in una crescita esponenziale di audience e di fatturato.

Memorabile l’appuntamento del 2001 a Londra quando, sotto il “London Eye”, Eurobet presentò alla stampa le primissime scommesse via internet su telefonino: la tecnologia era quella WAP, i cellulari erano (soprattutto) quelli di allora ultimissima generazione Nokia 7110, e Eurobet era il primo bookmaker d’Italia a poter presentare un prodotto del genere, per l’occasione tenuto a battesimo dall’ex C.T. della nazionale inglese Terry Venables, sempre perché a Orlandi piaceva fare le cose in grande.
Di quella “tre giorni” a Londra, e di tante altre puntate oltre Manica con lui e con Eurobet ho ricordi divertenti e vividi al tempo stesso. Un giorno, con Fernando e Nico Giovando (che per le strette vie di Kensington o Mayfair guidava il Mercedes 3000 di Orlandi con la stessa naturalezza con cui Lewis Hamilton parcheggia la sua monoposto ai box…) e insieme a un ristrettissimo gruppo di amici e colleghi, decidemmo di restare a pranzo in centro, e Fernando propose il “Nobu”, il rinomato ristorante giapponese della catena di Robert De Niro. Tempo medio di lista d’attesa, generalmente, 3 o 4 mesi. A Nico bastò dire al telefono che «il signor Orlandi sarebbe stato lì entro una mezz’ora con altri 4 ospiti» per far liberare un tavolo enorme al centro di una delle due sale principali: a Fernando Orlandi non dispiaceva affatto essere “qualcuno”.

Così come il suo amore per la buona cucina era proverbiale. Persino a scanso di trigliceridi non sempre sotto controllo (anzi, quasi mai, come d’altronde le troppe sigarette…) e di rimbrotti preoccupati dei medici curanti: a parte il favoloso ma asettico “One-o-One” a Knightsbridge, che Fernando frequentava quasi un giorno sì e uno no, una sera ci disse che ci avrebbe portato ad assaporare la cucina di un giovane chef italiano che lo faceva impazzire, e con il solito Mercedesone nero guidato da Nico (che da Orlandi avrebbe poi meritatamente ereditato lo scettro di numero uno della compagnia) ci portò a Belgravia da “Zafferano”. La location, il menù e i piatti, in effetti, erano pazzeschi, da urlo. E lo chef era un “tale” di nome Giorgio Locatelli, che da lì a poco tempo - aprendo con la moglie il suo personale ristorante “Locanda Locatelli” - avrebbe conquistato la sua prima Stella Michelin. A saperlo allora, chi sarebbe diventato (a prescindere da MasterChef), ci saremmo gettati adoranti ai suoi piedi.
L’ultima volta che raggiungemmo Fernando a Londra fu quando decise la cessione delle sue quote, una quindicina di anni fa. Nel 1999 la società era stata acquistata da Coral, l’allora terzo bookmaker inglese dopo Ladbrokes e William Hill, dando vita al Gruppo Coral Eurobet (che nel 2005 sarà poi acquisito dal Gruppo Gala): lui era abituato a gestire e dirigere tutto in prima persona, e si sentiva ormai un pesce fuor d’acqua all’interno di una holding e di un CdA.
Chiusi in uno dei palazzi principali della City londinese, cercava di apparire sereno e contento per la ricca dote di azioni della compagnia ricevute al momento della cessione, ma gli occhi erano tristi. Perché sapeva già che dal giorno dopo Eurobet gli sarebbe mancata enormemente. E da oggi, Fernando Orlandi mancherà terribilmente a tutti quelli che hanno avuto il privilegio di conoscerlo e il dono della sua amicizia.