E se si incontra il virus? Come preparare il nostro organismo alla difesa

La nuova rubrica di medicina e prevenzione a cura della Prof.ssa Galiuto

di Leda Galiuto

Potrebbe accadere, nonostante si siano adottate tutte le precauzioni come il distanziamento sociale, l’utilizzo costante della mascherina e l’igiene delle mani, che, purtroppo, avvenga il famigerato “incontro” con il famigerato Coronavirus.
Ed allora serve “giocare in difesa”, in altri termini è importante potenziare al massimo il nostro naturale sistema di difesa: il sistema immunitario, capace di ridurre il rischio legato alla infezione, la sua progressione e la sua severità.
Le difese immunitarie sono forti quando ci si nutre in maniera equilibrata, privilegiando frutta e verdura, si evitano fumo ed alcool, si riposa bene la notte (ben venga, in questo senso, il coprifuoco notturno).
Esistono poi delle armi segrete, come ad esempio, il sole. Già proprio il sole sembrerebbe essere uno dei preziosi ingredienti della dieta mediterranea, che funziona molto meglio, a parità di cibi, nei paesi del Mediterraneo, perché baciati dal sole!
Il sole, infatti, fa produrre alla nostra pelle la vitamina D, alleata delle ossa, ma anche del sistema immunitario. Infatti, numerosi studi scientifici documentano gli effetti benefici della vitamina D nel prevenire le infezioni virali respiratorie, agendo sia rafforzando la barriera tra le cellule che impedisce ai virus di entrare nei tessuti e replicarsi, ma anche riducendo le quantità di sostanze che accendono l’infiammazione e aumentando quelle che la spengono.
Inoltre, la vitamina D sembrerebbe intervenire incrementando la produzione di sostanze antiossidanti e rendendo più disponibile la vitamina C, altra potente arma di difesa contro le infezioni respiratorie.
Sebbene manchino studi prospettici randomizzati (cioè disegnati apposta per dimostrare l’effetto di una molecola o un farmaco) che dimostrino l’efficacia della somministrazione di vitamina D nel ridurre l’infezione da SarsCov2, sembrerebbe che i pazienti con infezione da COVID-19 più grave abbiano minori quantità di vitamina D. Non è stato, invece, possibile dimostrare la correlazione tra livelli di vitamina D e mortalità in questi pazienti.
E che sia l’esposizione solare estiva a garantire una maggiore protezione e una minore circolazione del Coronavirus, come degli altri virus respiratori, è una ipotesi intrigante e anche molto plausibile.
Di sicuro va dato merito, in questa circostanza, alla testimonianza di Cristiano Ronaldo che, contagiato dal coronavirus, si fa fotografare esposto al sole per aumentare le sue riserve di vitamina D. Sconsiglio di emulare, invece, il suo approccio da macho quando si fa ritrarre ad allenarsi nonostante il virus. Non è una sfida intelligente e non è saggio dare un messaggio di leggerezza e forza fisica in questo momento in cui invece bisogna essere cauti nei confronti di un virus che, è vero, può non dare grossi sintomi e passare inosservato, ma è tanto subdolo da riuscire ad attaccare cuore e cervello, oltre ai polmoni, lasciando segni anche gravi e talvolta mortali nonostante la giovane età, la prestanza fisica e la perfetta condizione psico-fisica e di allenamento.
E se non si è fortunati come CR7 da riuscire ad esporsi al sole e da avere già una buona scorta di vitamina D nel proprio organismo, si può provvedere integrandola ad una dose di 10.000 UI al giorno per un mese, seguita da 5.000 UI al giorno per il mese successivo, in modo da raggiungere un dosaggio tra i 40 e i 60 ng/mL.
Una quantità di vitamina D nel sangue inferiore a 20ng/ml è, comunque un campanello d’allarme e va arricchita, perché è dimostrato che chi ha valori così bassi di vitamina D, ha rischio più che doppio di contrarre polmonite. Ricordo che la vitamina D è liposolubile, cioè si scioglie nei grassi, meglio assumerla su una mollica di pane quando si mangia insalata o alimenti conditi con olio e che sia extravergine d’oliva.
Altra potente arma di difesa sembrerebbe essere la lattoferrina. Proteina presente nel latte materno, ha la capacità di legare il ferro che, quando circola in eccesso libero nel sangue produce radicali liberi dell’ossigeno ed aumenta la suscettibilità alle infezioni. Se somministrata alla dose di 100-1000 mg al giorno, ha dimostrato di ridurre l’incidenza di raffreddore, influenza e gastroenteriti virali. Sembrerebbe attiva anche nel prevenire l’infezione da Coronavirus perché, occupando i recettori (punti di ancoraggio) usati dal virus per entrare nelle cellule, ne limita l’aggressività dovuta alla sua replicazione. Inoltre, la lattoferrina riduce le sostanze proinfiammatorie stimolate dal virus, riducendo i danni che è capace di provocare.
In questo momento storico in cui tutto il mondo sta fronteggiando la pandemia da COVID-19 con tutti i metodi, rispettare le regole di igiene pubblica e personale è la prima norma. A seguire, è indispensabile rafforzare il sistema immunitario per arginare l’azione del virus, perché purtroppo, ad oggi, non esistono cure farmacologiche che si siano dimostrate efficaci nel contrastare la replicazione virale ed i danni che il coronavirus può portare all’organismo.



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