CTS, no a riapertura sale gioco, sale scommesse, sale bingo e corner: ecco perché

Come riporta AGIMEG, il Comitato Tecnico Scientifico valuterebbe le riaperture solo sotto una soglia critica di contagi

Il Comitato Tecnico Scientifico (CTS) si schiera contro la riapertura delle sale da gioco, sale scommesse, sale bingo e corner, quantomeno fino a quando i contagi settimanali non scenderanno al di sotto della soglia dei 50 casi ogni 100mila abitanti, che poi è uno dei parametri per passare in “zona bianca”. In ogni caso, ci sono una serie di fattori che - per il CTS - portano a considerare le sale da gioco come dei “luoghi di aggregazione a rischio elevato”.
La posizione del Comitato Tecnico Scientifico, secondo quanto appreso da Agimeg, è contenuta nel verbale del 27 febbraio scorso che il Tar Lazio ha chiesto al Consiglio dei Ministri di depositare nell’ambito di un ricorso intentato da una sala da gioco. L’operatore ha impugnato i diversi DPCM che si sono susseguiti in questi mesi, chiedendo ai giudici di poter riprendere le attività, ma il Tar finora ha sempre respinto la richiesta.
Riguardo ai fattori di rischio che connotano le sale da gioco, il CTS osserva in particolare: «In riferimento al quesito sulla previsione della permanenza della misura della sospensione delle attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, anche se svolte all’interno di locali adibiti ad attività differente, il CTS, nel concordare con la misura prevista, rimarca quanto segue. La classificazione del rischio per tale attività produttiva già utilizzata dal CTS in tutte le fasi di rilascio delle misure contenitive per tale settore ATECO risulta di livello medio alto, con caratteristiche elevate per il rischio di aggregazione che si svolgono esclusivamente in locali al chiuso. Tali esercizi che, come esplicitato, si svolgono quasi esclusivamente in spazi confinati per la connotazione intrinseca dell’organizzazione delle attività di gioco, presentano notevoli complessità nella prevenzione del contagio, anche per le numerose evidenze di utilizzo di superfici di contatto promiscuo. Un ulteriore elemento di complessità è legato alle attività statico-dinamiche dei lavoratori e dei clienti senza la possibilità di previsione dell’utilizzo della mascherina da parte di tutti i presenti negli ambienti, anche in relazione al consumo di alimenti e bevande e del fumo di tabacco che avviene nei locali da gioco. Il CTS, inoltre, sottolinea che anche in altri Paesi, le attività di gioco risultano tra quelle oggetto di maggiore cautela e destinatarie di misure restrittive analoghe nell’attuale cointesto epidemiologico».
Al momento la media nazionale - secondo l’ultimo aggiornamento - è di 264 casi ogni 100 mila abitanti: bisognerebbe ridurre nelle prossime settimane ad un quarto la percentuale dei contagi, per poter sperare in riaperture entro il mese di aprile. Impresa tutt’altro che facile.



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