Coppa America nel caos: neanche l’Argentina ospiterà la competizione!

Dopo il forfait della Colombia, alle prese con gravi tensioni sociali, ora anche Buenos Aires è costretta a rinunciare a causa del COVID: si valuta l'opzione Brasile, ma la nazionale cilena sta pensando al forfait...

Un caos indescrivibile. E' la situazione della Copa America 2020, originariamente in programma in Colombia e in Argentina (organizzazione congiunta), e oggi - a meno di 2 settimane dal via - con stadi da designare, alberghi e voli da prenotare, sempre più in alto mare. Contrariamente a quanto annunciato domenica notte dalla Conmebol, la Confederazione Sudamericana, che ha scelto il Brasile come nuovo Paese ospitante dopo la rinuncia di Colombia (per le gravi tensioni sociali in corso) e Argentina (per la pandemia di COVID-19), il regolare svolgimento del torneo rinviato di un anno a causa dell'epidemia di Coronavirus non solo non sarebbe ancora garantito, ma in realtà sarebbe ad un passo dalla cancellazione totale.

I problemi che deve infatti affrontare a sua volta il Brasile sono legati anch'essi alla delicata situazione sanitaria (oltre 30mila contagi e circa un migliaio di decessi al giorno), ma anche alle crescenti tensioni sociali che nel fine settimana scorso hanno spinto quasi 200 mila persone a protestare chiedendo la destituzione del presidente Jair Bolsonaro. Molti Stati federali hanno così rifiutato la manifestazione: è il caso di Pernambuco, Minas Gerais, Rio Grande do Norte e Rio Grande do Sul, i quali hanno chiarito che non metteranno a disposizione i propri impianti. I governatori di San Paolo, Bahia e Amazzonia hanno invece subordinato l’eventuale via libera al rispetto di un rigido protocollo sanitario che, tra le altre cose, prevede la vaccinazione di tutte le delegazioni straniere (circa 65-70 persone tra staff e atleti per ogni nazionale partecipante).
Al momento, in pratica, l’unico Stato ad aver dato l’ok all'eventuale organizzazione della manifestazione è il Mato Grosso, che può però contare esclusivamente sull'«Arena Pantanal», stadio multi-funzione da 43.000 posti a Cuiabà.

Voci di protesta, intanto, si stanno levando dai ritiri delle principali nazionali protagoniste della Copa America: le prime critiche sono arrivate dagli uruguaiani Suarez e Cavani, secondo cui «in una simile situazione di emergenza sanitaria bisognerebbe dare priorità alla salute. Sarebbe meglio che il calcio si fermasse dimostrando maggior rispetto per la vita umana», ha detto l'attaccante del Manchester United.
Sulla stessa lunghezza d’onda gran parte della nazionale cilena, che, stando a quanto rivelato dal sito “En Cancha”, starebbe addirittura meditando il forfait: «Non ha alcun senso giocare in Brasile, dove i contagi non accennano a diminuire. Il rischio sanitario è troppo alto, tanto per noi giocatori quanto per la gente comune», ha dichiarato un membro dello staff cileno.



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