Come tornare ad allenarsi in sicurezza dopo il COVID: sconsigliato il “fai da te”

La nuova rubrica di medicina e prevenzione a cura della Prof.ssa Galiuto

di Leda Galiuto

Ora perfettamente guarito, il campione di sempre, Zlatan Ibrahimovic, posta una sua immagine mentre corre sul tapis roulant e titola «Questo animale non può essere domato».
Lui è un grande atleta, benedetto dalla genetica, forgiato dagli allenamenti, seguito dai migliori preparatori atletici e medici illustri. Dunque, sa esattamente quello che fa, sa che può farlo senza correre rischi ed è giusto che condivida con i suoi tifosi la gioia della guarigione e del ritorno in campo.
Quello che è vero per lui e per tutti gli atleti di élite, non è però necessariamente vero per chi pratica lo sport per mantenersi in salute, a livello amatoriale o a livello dilettantistico.
Infatti, non tutte le infezioni da COVID-19 decorrono asintomatiche o con sintomi lievi, in alcune persone i sintomi sono seri tanto da necessitare il ricovero ed in una minoranza di casi anche terapie intensive con un cocktail di farmaci, ossigeno e, talvolta un respiratore.
Il Coronavirus, infatti, è capace di entrare nelle cellule delle mucose che rivestono le vie respiratorie, moltiplicarsi e distruggerle, ma anche di generare una reazione infiammatoria intensa che colpisce vari organi ed apparati, danneggiandoli. Il virus è stato trovato nelle cellule del cuore, responsabile di una infiammazione nota come miocardite, possibile causa di perdita della capacità funzionale contrattile del cuore e di alcune aritmie.
Queste complicanze cardiache accadono in circa un quarto dei casi di pazienti COVID-19 ospedalizzati, mentre non sappiamo nulla, perché non sono stati ancora mai studiati, di quello che accade ai pazienti che riescono a guarire restando a casa, con sintomi che non necessitano l’ospedalizzazione.
Allora come comportarsi, quando si guarisce e si vuole tornare a fare sport? Ricordo che stiamo parlando di una malattia “nuova”, che stiamo imparando a conoscere negli ultimi mesi, della quale ancora non conosciamo la “storia naturale”, cioè cosa accade dopo la prima fase, quella acuta.
Noi medici, però, siamo soliti darci delle regole internazionali, sulla base di quello che si sa e di quello che sembra ragionevole in consessi internazionali, in modo da comportarci tutti nello stesso modo per garantire la salute e la sicurezza dei nostri pazienti.
Così quello che oggi raccomandiamo è che finché dura la fase acuta e per 2 settimane dopo la guarigione non bisogna assolutamente allenarsi o fare sport.
Successivamente, gli asintomatici ed i pazienti che hanno avuto sintomatologia lieve, possono riprendere ad allenarsi ad una intensità e per un tempo ben inferiore rispetto a quello a cui erano abituati. Gli atleti agonisti e gli sportivi abituati ad allenamenti intensi, prima di tornare ad allenarsi devono sottoporsi ad esame del sangue che metta in evidenza eventuale danno miocardico dal rilascio di proteine del muscolo cardiaco, devono sottoporsi a visita cardiologica durante la quale sarà eseguito un elettrocardiogramma ed un ecocardiogramma, in modo da studiare la struttura e la funzione del cuore ed il suo sistema elettrico. In alcune condizioni, potrà essere necessario eseguire un test da sforzo per studiare la funzione cardiaca durante esercizio fisico, oppure una registrazione dell’elettrocardiogramma delle 24 ore o più per svelare la presenza di disturbi del ritmo cardiaco.
Nel caso in cui si rilevi la presenza di un sospetto di “danno” cardiaco, sarà indispensabile eseguire una risonanza magnetica cardiaca, esame non invasivo ma altamente informativo, capace di mettere in evidenza la presenza e l’estensione del danno delle cellule cardiache. In questa sfortunata evenienza, il periodo di riposo forzato sarà di almeno 6 mesi, prima di ripetere tutti i test per ottenere l’idoneità sportiva, a cura del medico dello sport.
Quello che in termini tecnici si chiama “return to play”, quindi ritorno ad allenamento e competizione, di fatto è una componente importante e delicata della disciplina medico-sportiva, per la quale servono evidenze scientifiche, ma anche esperienza clinica e buon senso per personalizzare le raccomandazioni a ciascun atleta.
Sconsigliatissimo il fai da te! Vietatissimo fare i Superman! Importantissimo affidarsi alle mani esperte dei medici dello sport, sempre, ma soprattutto in questo momento ed in queste circostanze.



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