Ci ha lasciato anche Pablito...

A pochi giorni dalla morte di Diego Armando Maradona, arriva un’altra tegola terribile sul grande calcio di un tempo: la scomparsa di Paolo Rossi dopo una lunga malattia. In Champions, intanto, passano in 3: “stecca” solo l’Inter

di Mauro Grimaldi

È morto (anche) Paolo Rossi che stava nel nostro cuore di tifosi quanto Maradona all’Argentina. Non credo di esagerare, almeno per quelli della mia generazione che hanno legato la loro gioventù all’immagine di questo ragazzo e alle forti emozioni che ci ha dato in Spagna in quel lontano 1982. Così, anche i miti muoiono. Dobbiamo farcene una ragione, ammesso che ci sia. È uno di quei pochi casi, come lo è stato per Maradona, in cui la morte non cancella ma rafforza il ricordo che è qualcosa di formidabile, in grado di raggiungere in un attimo milioni di persone, in grado di riemergere quando meno te l’aspetti e strapparti un sorriso.
Comunque, passatemi il termine, quest’anno di merda non è ancora finito e ci sta abituando a convivere con la morte, derubricandola alla normalità. Compresi quei morti di COVID che sembrano essere diventati solo dei numeri utili per la statistica, come se dieci morti in meno al giorno cambiassero il dramma che stiamo vivendo.
A proposito di COVID, è iniziata la vaccinazione di massa (in Inghilterra). Già che ci sono ne proporrei uno per gli imbecilli e farei vaccinare subito il “quarto uomo” di PSG-Istanbul Basaksehir, ma forse neanche questo sarebbe sufficiente. Credo che certi ruoli impongano il buon senso, ma sarebbe un discorso troppo lungo. Bella la risposta dei giocatori che prima della ripresa della partita, il giorno dopo, si sono inginocchiati in mezzo al campo. Anche questo è il calcio.
Restiamo in Champions League per celebrare la Juventus andata a Barcellona in tuta e uscita dal Camp Nou in smoking. Chapeau! Partita da manuale (che gol McKennie!) con un Cristiano Ronaldo tira-rigori monotono nella sua infallibilità. Finisce 3-0 con la Juve prima nel girone che supera gli spagnoli al fotofinish. Quindi la Juve c’è, sia in Europa che in Campionato. Certo, deve recuperare 6 punti sul Milan, che potevano essere tanti se fossimo stati a metà del girone di ritorno, pochi adesso. Va detto che nessuno ha saputo approfittare dei vuoti juventini in queste prime 10 giornate. A memoria non mi sembra che negli ultimi 10 anni la Juve abbia perso così tanti punti come adesso. Ergo, mi viene il dubbio che non era la Juventus a vincere i campionati ma gli altri a perderli se oggi le migliori performance di Inter, Napoli, Roma, Lazio sono pari o addirittura inferiori ai Campioni d’Italia.
In tutto questo c’è un po’ lo stile Juventus, perché in altri casi sarebbero iniziate a girare voci sull’esonero di Pirlo. Invece no, perché le scelte vanno difese e dato tempo alla gente di far capire le proprie idee. È successo con Enzo Bearzot nel 1978 ai Mondiali di Argentina (e siamo arrivati quarti) e a quelli del 1982 (e abbiamo vinto). È successo con Marcello Lippi nel 2006 (e anche qui abbiamo vinto). Purtroppo, il nostro è un problema culturale e ho l’impressione che non cambieremo così facilmente.
Benissimo anche la Lazio, meno attrezzata delle Juve, ma il risultato è lo stesso e si qualifica agli ottavi ai danni del Bruges. La traversa dei belgi in pieno recupero, ormai, è solo un lontano ricordo. Quindi tutti contenti perché potranno ancora scorrazzare per i cieli d’Europa con il “Lotitus IV”.
Capitolo Atalanta. Ero già pronto a scrivere di una eliminazione dignitosa, di un percorso comunque eccezionale, invece ecco che i bergamaschi ci stupiscono ancora e vanno, addirittura, a vincere in Olanda con l’Ajax. Credo di aver esaurito gli aggettivi per questa squadra la cui mentalità e determinazione fa quasi paura. Sono bastati un paio d’anni ai bergamaschi per prendere le misure della Champions League, sicuramente la più prestigiosa manifestazione al mondo per club. E lei, la “piccola” Atalanta c’è dentro a pieno titolo, circondata da mostri sacri come il Liverpool, il Bayern Monaco, il PSG, il Chelsea, il Manchester City, il Real Madrid. Se qualcuno si fosse illuso che sia un vaso di coccio tra vasi di ferro, sbaglia clamorosamente e sono sicuro che in molti stanno facendo gli scongiuri per non essere sorteggiati con i ragazzi di Giampiero Gasperini.
L’unica italiana non qualificata alla seconda fase, come l’anno scorso, è la solita Inter che non va oltra un pareggio a reti inviolate. Del resto, i miracoli cominciano a scarseggiare, specialmente di questo periodo. C’è poco da dire. Questa eliminazione pesa come un macigno sul progetto della nuova (?) Inter e per essere venali, anche sul bilancio. Comunque, il primo obiettivo è saltato. Resta il campionato, ma anche qui la vedo dura.
Due parole, infine, per l’Europa League dove tralascerei di commentare la Roma, saldamente prima nel girone, che è andata in gita premio a Sofia e il Milan, in vacanza a Praga, una città che vale la pena di vedere, e mi dedicherei al Napoli, che concede il pareggio alla Real Sociedad in finale di partita e si qualifica comunque primo nel girone. Quindi, se la matematica non è un’opinione, 7 squadre italiane su 8 hanno superato la fase a gironi, il che non è male. Chissà, sperare non costa niente!



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