Chiusura Agenzie, Bingo e sale giochi: nelle Regioni “gialle” sarebbe stato possibile tenere aperte 3.700 attività? 

Lazio, Molise, Veneto e provincia di Trento sono sempre rimaste in “giallo”, con bar e ristoranti aperti fino alle 18: in quelle Regioni i vari punti vendita del gioco legale avrebbero potuto tranquillamente continuare ad operare

Fino al prossimo 3 dicembre sale scommesse, sale bingo e sale giochi dovranno restare obbligatoriamente chiuse, a seguito delle misure restrittive imposte dal Governo, che con il DPCM dello scorso 24 ottobre ha previsto la sospensione delle attività di sale giochi, sale scommesse, sale bingo e casinò, restrizioni rese ancora più stringenti dal successivo DPCM del 3 novembre scorso, che ha chiuso anche i corner di scommesse e slot negli esercizi generalisti.
Misure che hanno nuovamente tagliato le gambe a tutti gli esercizi di gioco pubblico che avevano ripreso l’attività dopo la chiusura imposta per oltre 3 mesi dall'esecutivo in primavera.
Di fatto, sale giochi, sale scommesse e sale bingo - nonostante la creazione di Regioni gialle, arancioni e rosse, stabilite sulla base di 21 parametri che misurano i livelli di pericolosità del contagio - sono chiuse da un mese in tutta Italia. Tuttavia, non si comprende il motivo per il quale, laddove il rischio contagio sia basso e dunque laddove si possano svolgere altre attività commerciali in tutta sicurezza, debba essere preclusa la possibilità dell’offerta di gioco pubblico.
Per tutti e tre i colori, com’è noto, scatta il coprifuoco dalle 22 alle 5 di mattina, salvo comprovate necessità (lavoro, salute) e apposita autocertificazione compilata, ma le attività di gioco in una “zona gialla” non avrebbero potuto seguire i protocolli attuati ad esempio per i bar, aperti fino alle 18? Perchè anziché imporre uno stop a livello nazionale, per le attività di gioco non si è adottato il parametro delle fasce “colorate”?

Le assurde incongruenze di un Governo che permette invece il “Black Friday”…

E' quanto si chiedono gli operatori di gioco, in particolare di quelle regioni come Lazio, Molise, Veneto e della provincia di Trento che si sono sinora sempre trovate ad un livello di rischio inferiore rispetto alle varie aree arancioni o rosse. Per una sala scommesse, infatti, poter raccogliere gioco fino alle ore 18 avrebbe garantito la “sopravvivenza” in un contesto di emergenza come quello che stiamo vivendo. Diversamente, da uno stop alle ore 18, le sale slot e le sale bingo avrebbero beneficiato meno, in quanto gran parte della loro attività si svolge in orari serali.
Numeri alla mano, con la sospensione completa delle attività di gioco, si è preclusa l’attività di 2.675 sale scommesse che avrebbero potuto operare nelle regioni “gialle”, che contano anche 43 bingo e 1.087 sale giochi.
Non si comprende quali rischi abbia visto il Governo in una sala scommesse che contingenta l’ingresso, fa rispettare il distanziamento all’interno della sala ed utilizza tutti i dispositivi di sicurezza individuali, dalla mascherina al gel igienizzante per le mani. Di certo non vi sarebbero stati fenomeni di assembramento (come avvenuto invece in taluni centri commerciali lo scorso weekend in occasione del “Black Friday”…), così come la loro chiusura non sarebbe certo stata un deterrente per non uscire di casa.
Del resto, ricordiamo che nelle zone “gialle” si può uscire, utilizzando la mascherina, per poter andare a comprare un vestito, un paio di scarpe o semplicemente per andare dal parrucchiere. Ma non per andare a fare una scommessa su una partita di Serie A o di Champions League. Assurdo.



per informazioni e suggerimenti: redazione@sportextra.it