Champions lontana per il Milan, Benevento in "B"

I rossoneri non vanno oltre lo 0-0 con il Cagliari e ora devono vincere a Bergamo negli ultimi e decisivi 90'

di Mauro Grimaldi

La vicenda della Superlega, nonostante qualche tono accomodante, ribolle ancora sotto le ceneri e rischia di avvelenare i prossimi mesi. Dal c’eravamo tanto amati tra Ceferin e Infantino (chiamato in causa dal Presidente della Liga Tebas) all’indagine avviata dall’UEFA sui tre club irriducibili, Real Madrid, Barcellona e Juventus che rischiano sanzioni ed esclusioni a destra e manca. Non è il massimo della vita per un calcio già in crisi e alla ricerca di un modello economico e gestionale più sostenibile. Infatti, se in tutta questa vicenda c’è una logica di fondo è sicuramente quella che così non si può andare avanti, ma è anche vero che coloro che oggi rivendicano maggiori risorse sono gli stessi che hanno mandato in tilt il sistema.

Stesse criticità coinvolgono i maggiori club anche qui da noi dove pesa la situazione degli stipendi non ancora saldati. Le società hanno cercato di superare le norme federali attraverso accordi di natura civilistica con i calciatori/lavoratori ma non può essere la panacea semmai somiglia ad una delle solite toppe di italica memoria. La Federazione ha ragione sul fatto che bisogna tracciare una linea il prima possibile riscrivendo nuove norme di maggiore garanzia e sostenibilità. In ogni caso non voglio neanche immaginare una serie A senza la Juventus e non credo di essere solo. Bene, passiamo alla penultima di Campionato che ha dato qualche certezza in più come, ad esempio, la qualificazione dell’Atalanta nella prossima Champions League. Il 4-3 con cui i bergamaschi sono usciti da Marassi indica la straordinaria forza di questa squadra e poco contano i 3 gol subìti dal Genoa - che ha chiuso dignitosamente il suo campionato - che ci possono stare in un momento di euforia collettiva.

Quella che però aspettavano tutti era la classica delle classiche, Juventus-Inter che per i maggiorenti del calcio doveva significare il de profundis dei bianconeri e la loro definitiva abdicazione all’Europa che conta. Invece no. La Juventus, come uno di quei gatti forastici, ha tirato fuori dal cilindro una delle sue sette vite e con un magnifico colpo di coda ha superato i neo Campioni d’Italia per 3-2 restando ancora aggrappata alla qualificazione. Quindi, ma solo per rispetto della matematica, bisognerà aspettare l’ultima giornata perché anche questa domenica il Napolone di Ringhio Gattuso ha timbrato cartellino andando a vincere al Franchi contro la solita ed evanescente Fiorentina. Domenica, salvo che i veronesi come hanno spesso auspicato con i loro beceri striscioni, il Napoli dovrebbe chiudere il conto al Maradona. Finisce così, per Gattuso chiuderà, l’ottima esperienza partenopea (una Coppa Italia e due qualificazioni in Champions) alla faccia del “so tutto Io ADL”. Ringhio ha già le valigie pronte lasciando Napoli e i suoi tifosi orfani di un grande personaggio.

Invece, è più probabile che la Juve il radar lo deve rivolgere verso il Milan che dopo il pareggio con il Cagliari (0-0) ha solo un punto di vantaggio. È vero, anche il Napoli ha un solo punto ma deve incontrare il Verona in casa mentre il Milan deve andare a Bergamo contro quegli assatanati dell’Atalanta. Conterà qualcosa co i bergamaschi sono qualificati? Non lo so, non mi sembra che tra le due tifoserie vada tutto a tarallucci e vino e in ogni caso in caso di vittoria (probabile) della Juve un pari non potrebbe bastare al Milan che potrebbe subire un sorpasso al photofinish, il che sarebbe una grande beffa. Non voglio fare pronostici anche se sono del parere che i risultati dell’ultima giornata hanno sempre del miracoloso.

Nel derby romano, invece, la Roma si è ricordata di essere una grande squadra (probabilmente troppo tardi) e supera una Lazio, che sulla carta doveva essere più motivata, escludendola definitivamente dalla Champions. Il 2-0 finale c’è tutto, con un Dzeko sontuoso, che ha fatto impazzire Acerbi fino a farlo espellere e un Pedro che ha tirato fuori tutte le sue 25 medaglie conquistate in carriera e si inventa un gol da antologia. Forse, non mi vorrei sbagliare, il risultato più bello dei giallorossi (e di Fonseca) in questo finale di campionato è quello di aver messo in vetrina due giovani di prospettiva. Ebrima Darboe a cui il coraggio e la determinazione, dopo quello che ha passato non gli mancano, anche perché, nonostante la giovane età la vita, nel dramma, gli ha regalato la forza di credere in sé stesso e di andare avanti. Poi Daniel Fuzato, portiere 23enne, brasiliano come Alisson, buon talento che vale qualche riflessione in più. Nella lotta per non retrocedere chi si è incasinato molto è il Torino che dopo i sette gol del Milan ne ha rimediati altri quattro dallo Spezia in una partita determinante che forse doveva affrontare con uno spirito diverso.

A memoria non ricordo, negli ultimi anni, un Campionato così sofferto da parte del Toro, che sembra la controfigura di una squadra di serie A. Intanto i liguri, meritatamente, hanno salvato la pelle e si godranno un altro anno in serie A, merito anche del loro tecnico a cui non disdegnerei un “seminatore” almeno d’argento. La fortuna del Toro si contrappone alla sfiga del Benevento che becca il gol del pari, da parte del Crotone, al 93’ che di fatto condanna i campani a ritornare in B nel più incredibile dei campionati. Del resto, Inzaghi Senior la serie A non l’ha persa con questa partita ma con una serie di scellerate prestazioni che hanno dimostrato come l’impossibile possa diventare possibile. Al Torino è bastato un pareggio nel recupero di martedì con la Lazio (che è arrivato, benché i rapporti tra Lotito e Cairo non siano idilliaci...) e i giochi sono chiusi. E' diventata, così, una partita accademica quel Torino-Benevento che un destino beffardo aveva messo proprio all’ultima di campionato.



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