“Cantiere-Pirlo” nella Juve, l’Inter punta allo scudetto

La squadra bianconera non ha ancora il suo centravanti, mentre quella nerazzurra vuole piazzare gli ultimi colpi di mercato e passare in pole position nella corsa al titolo

di MAURO GRIMALDI

Il fatto che si ricominci è già importante, a prescindere dalle incognite che accompagneranno questo campionato. Del resto, il calcio non è un’isola felice e incontaminata e di questa situazione ne assorbe tutte le criticità che con un po’ di buon senso e di fortuna si cercherà di attenuare. Ci sono una serie di novità, più o meno importanti, che interessano alcuni club di prima fascia. Su tutti la Juventus che ha messo a sedere sulla panchina Andrea Pirlo, che è stato un grande giocatore ed è pronto a dimostrare di valere anche come tecnico. Non nascondo le mie perplessità sulla scommessa di Andrea Agnelli, poiché di questo si tratta, soprattutto per una società con grandi ambizioni, soprattutto in campo internazionale, come quelle dei bianconeri.
L’altra novità-non novità è la conferma di Antonio Conte sulla panchina dell’Inter a cui, credo, sia stata concessa questa seconda possibilità dopo lo “zero tituli” dell’anno scorso. Quest’anno i nerazzurri sembrano essere i favoriti visto che per i motivi di cui sopra, e anche per una logica statistica, la Juve dovrebbe avere qualche difficoltà in più per imporsi come negli anni scorsi. Ma anche questo è da verificare. Certo che se Conte non dovesse vincere nulla anche quest’anno, la sua esperienza all’Inter finirebbe qui.
Poi ci sono le novità in casa Roma a partire dal cambio di proprietà da Pallotta a Friedkin che, almeno a parole, è partito con i fuochi d’artificio. Sicuramente il possibile rientro di Francesco Totti - e non poteva essere diversamente - questa volta con un ruolo ben definito (sembra quello di Direttore Tecnico) potrebbe essere una prima mossa importante, sempre che si riescano a garantire i corretti equilibri e le giuste distanze all’interno della società. Resta Fonseca, ma la squadra non è ancora definita per cui è difficile sbilanciarsi e l’ennesimo infortunio di Zaniolo in Nazionale non aiuta. Per restare nel campo delle ipotesi, se facessi parte della nuova dirigenza giallorossa, prenderei anche Daniele De Rossi per affiancarlo a Fonseca e crescermi in casa il futuro allenatore della Roma. Sono certo, chissà perché, che De Rossi abbia nel suo DNA il ruolo e se il progetto dovesse avere successo sarebbe un grande colpo.
Atalanta, Lazio, Napoli e Milan non mi sembrano abbiano cambiato molto, confermando i loro tecnici, ed è giusto così. Hanno lavorato bene lo scorso anno e i rispettivi organici sono ben collaudati salvo qualche minimo innesto necessario soprattutto a Simone Inzaghi che ha tutte le carte per vincere qualcosa.
Altri cambi interessanti sulle panchine della serie A, ad iniziare da quello di Rolando Maran a Genoa. Il tecnico trentino è bravo e lo ha dimostrato più volte a partire dal Catania di qualche anno fa e dal Cagliari dello scorso anno, mandato via con troppa fretta e i risultati si sono visti. Ora i sardi hanno preso Eusebio di Francesco, anche lui bravo ma, dopo il doppio esonero dalla Roma e dalla Sampdoria, non può permettersi di sbagliare e a Cagliari hanno grandi aspettative. Con questo voglio dire che non è una condizione ideale per un allenatore, ma Di Francesco ha le qualità.
Infine, ultimo cambio di panchina è quello di Marco Giampaolo al Torino. Giampaolo, all’inizio della scorsa stagione, era l’allenatore più gettonato della serie A ed il Milan lo aveva annunciato con orgoglio per poi scaricarlo dopo poche partite. A Torino peggio dello scorso anno non può fare e, tra l’altro, mi sembra l’ambiente ideale per lavorare. È anche vero che il buon Urbano Cairo dal 2005 ad oggi ha cambiato ben 17 allenatori, per cui passa per uno dall’esonero facile, secondo solo a Cellino che al Cagliari, in 9 anni, ha cambiato 32 allenatori (e 9 dal 2017 con il Brescia), e ad Enrico Preziosi a quota 26. Poi si può discutere sul fatto del perché a pagare debba essere sempre l’allenatore e non i dirigenti o qualche giocatore, ma questo fa parte della cultura del nostro calcio e probabilmente è una delle ragioni perché sono secoli che non vinciamo niente in Europa.
Resta un ultimo grande dilemma, che poi è l’incognita di questo Campionato, quello del pubblico. Sicuramente per le prime partite, e fino al 30 settembre, le cose non cambieranno. Poi si vedrà, ma tutto è legato alla curva del COVID-19 che sembra non garantire buone prospettive. La domanda è: quanto potrà resistere il calcio senza pubblico? Non lo so. Certo è che viene a mancare uno degli elementi per cui il calcio esiste, quello dell’aggregazione, della comunità ma è inutile fare filosofia. I fatti sono questi e memori dei disastri delle varie discoteche, dei “Billionaire” di turno e dei cretini di ogni specie è meglio darsi una calmata e aspettare che le cose si sistemino. Come e quando è più difficile dirlo.
Un’ultima cosa. Se mi permettete, ho goduto della vittoria della Nazionale in Olanda, se non altro per come gli olandesi si sono comportati nei nostri confronti nel delicato dibattito europeo, ostacolandoci in ogni modo e dimostrando una ostilità nei nostri confronti oltre ogni logica. Magari questa vittoria non è molto ma è già qualcosa. In ogni caso, intanto, buon campionato a tutti!