Agenzie e ricevitorie: ecco i protocolli da seguire in caso di contagio COVID-19 tra i dipendenti

Come gestire l'emergenza sanitaria nelle sale scommesse, slot, bingo, e ricevitorie/tabaccherie

Sono diversi gli studi che, con l’approssimarsi della stagione autunnale, sottolineano la possibilità di un forte aumento dei contagi da Covid-19. Insomma, molto probabilmente dovremo fare i conti con un autunno che porterà ad una recrudescenza della diffusione del virus e più persone contagiate. Con uno scenario di questo tipo, non poche attività si troveranno alle prese con dipendenti o clienti positivi al Coronavirus. Nel caso delle Agenzie/ricevitorie/tabaccherie cosa potrebbe succedere? Agimeg ha effettuato una ricerca ed ha ricevuto indicazioni dalla parte della Federazione Italiana Tabaccai su quello che potrebbe essere un protocollo, inteso come procedura, da seguire nei casi sopra esposti. Agimeg ha anche interpellato operatori, associazioni, legali e consulenti su quale dovrebbe essere il protocollo/procedura da applicare dalle sale slot, scommesse e bingo in caso di dipendenti risultati positivi al virus. Ecco le procedure che dovrebbero essere seguite.

Gestione Covid in ricevitoria/tabaccheria
Il soggetto che in rivendita manifesta sintomi compatibili con il virus viene posto in isolamento domiciliare. L’isolamento domiciliare obbligatorio per i soggetti Covid positivi si estende fino a negativizzazione comprovata da 2 tamponi negativi effettuati a 24-48 ore di distanza dopo un periodo di almeno 14 giorni dalla risoluzione dei sintomi. (Linee Guida ISS del 24 luglio 2020)
La quarantena invece si attua ad una persona sana (contatto stretto) che è stata esposta ad un caso COVID-19, con l’obiettivo di monitorare i sintomi e assicurare l’identificazione precoce dei casi. Per COVID-19 il periodo di quarantena è di 14 giorni successivi alla data dell’ultima esposizione (periodo massimo di incubazione della malattia, se il contatto dovesse avere acquisito l’infezione).
L’operatore di sanità pubblica incaricato alla gestione del caso deve:
n eseguire sorveglianza attiva quotidianamente (mediante telefonate, e-mail o messaggi di testo) per ottenere informazioni sulle condizioni cliniche della persona in isolamento/quarantena. Il monitoraggio quotidiano delle condizioni di salute di questi soggetti, nonché degli altri eventuali conviventi, è infatti a carico dell’operatore di sanità pubblica, in collaborazione con il medico di medicina generale;
n informare la persona circa i sintomi, le caratteristiche di contagiosità, le modalità di trasmissione della malattia, le misure da attuare per proteggere gli eventuali conviventi;
n informare la persona circa la necessità di misurare la temperatura corporea due volte al giorno (mattina e sera);
n nel caso dei contatti stretti, provvedere alla prescrizione della quarantena per 14 giorni successivi all’ultima esposizione, e informare il medico di base che potrà redigere un certificato in cui si indica che il soggetto per motivi di sanità pubblica è stato posto in quarantena/isolamento, specificandone la data di inizio.

Il protocollo nazionale
In base al Protocollo condiviso di regolamentazione delle misure per il contrasto e il contenimento della diffusione del virus Covid-19 negli ambienti di lavoro fra il Governo e le parti sociali, nel caso in cui una persona presente in azienda sviluppi febbre e sintomi di infezione respiratoria quali la tosse, lo deve dichiarare immediatamente e si dovrà procedere al suo isolamento in base alle disposizioni dell’autorità sanitaria e a quello degli altri presenti dai locali; l’azienda procede immediatamente ad avvertire le autorità sanitarie competenti e i numeri di emergenza per il COVID-19 forniti dalla Regione o dal Ministero della Salute
L’azienda deve senza indugio collaborare con le Autorità sanitarie per la definizione degli eventuali “contatti stretti” di una persona presente in azienda che sia stata riscontrata positiva al tampone COVID-19. Ciò al fine di permettere alle autorità di applicare le necessarie e opportune misure di quarantena descritte in precedenza. Nel periodo dell’indagine, l’azienda potrà chiedere agli eventuali possibili contatti stretti di lasciare cautelativamente l’azienda, secondo le indicazioni dell’Autorità sanitaria.

In caso di positività
Nel caso di presenza di una persona con COVID-19 all’interno dei locali aziendali, si procede alla pulizia e sanificazione dei suddetti secondo le disposizioni della circolare n. 5443 del 22 febbraio 2020 del Ministero della Salute, nonché alla loro ventilazione.
Nei casi in cui il titolare della ricevitoria/tabaccheria dovesse essere sottoposto alla misura dell’isolamento domiciliare o della quarantena comprovata da apposita certificazione redatta dall’autorità sanitaria e, conseguentemente, non fosse possibile mantenere attiva la rivendita, il rivenditore dovrà comunicare all’Ufficio ADM la chiusura della tabaccheria allegando copia del provvedimento sanitario. Non c’è bisogno di autorizzazione di ADM.
Qualora invece il rivenditore, diversamente dalle ipotesi già descritte, fosse affetto da febbre superiore a 37,5°C accertata da certificazione del medico di base, in virtù dell’obbligo di rimanere presso il proprio domicilio previsto dalla legge (art. 1, comma 6, lettera b del DPCM 7 agosto 2020, con efficacia prorogata fino al 7 ottobre 2020 in virtù del DPCM 7 settembre 2020), il titolare, laddove risultasse impossibile garantire diversamente l’apertura della rivendita (presenza del coadiutore ovvero nomina di un rappresentante), dovrà trasmettere specifica istanza di chiusura ad ADM e contestualmente produrre la relativa certificazione medica. Anche in questo caso la chiusura si intende immediatamente autorizzata salvo diniego da comunicarsi entro due giorni.

Sale scommesse,
sale slot, sale bingo
Agimeg ha anche interpellato operatori, associazioni, legali e consulenti su quale dovrebbe essere il protocollo/procedura da applicare dalle sale scommesse, slot e bingo in caso di dipendenti risultati positivi al virus.
Se un dipendente della sala dovesse risultare positivo al test sul COVID-19 lo stesso dovrà rispettare, ovviamente nel caso non avesse sintomi particolarmente gravi o nel caso degli asintomatici, un periodo di isolamento domiciliare di 14 giorni. I colleghi presenti in sala insieme alla persona contagiata, dovranno effettuare il tampone ed in attesa dei risultati, non potranno tornare a lavoro e rispettare un regime di isolamento precauzionale. Nel frattempo la sala dovrà essere sanificata e questo potrebbe comportare anche qualche giorno di chiusura. Una volta sanificati ambiente e macchinari, la sala potrà riprendere l’attività ma solo con i dipendenti che non hanno avuto contatti con il collega contagiato e che sono ancora in attesa del risultato dei tamponi o che sono anch’essi risultati positivi. In mancanza di questa possibilità, la sala non potrebbe riaprire fino alla certificazioni di negatività al virus dei dipendenti che si sono sottoposti al tampone.



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