Addio al «13» (anzi, al «14»), benvenuto «20»!

Palinsesto con le gare di Serie A e B (20, appunto) e tante altre vincite secondarie oltre a quella di 1ª categoria

E’ nato nel 1946, l’anno in cui in Italia si tenne il referendum per scegliere tra Monarchia e Repubblica, e in cui la Costituente nominò come primo Presidente della Repubblica Enrico de Nicola. E il 5 maggio del 2021 festeggerà il suo 75° compleanno, visto che la prima schedina venne giocata proprio il 5 maggio 1946 dando corpo e vita all’idea di un concorso sportivo venuta a 3 giornalisti del settore, Massimo della Pergola, Fabio Jegher e Geo Molo, entrati giustamente nella storia.
E di storia, vera, il Totocalcio ne ha fatta. Sin da quando, nel gennaio 1951, arrivò la schedina con le 13 partite classiche che resero «fare il 13» il più classico dei sinonimi relativi alla fortuna. Con i record a catena di montepremi e di vincite (la più alta venne registrata il 7 novembre 1993, quando una schedina con un «13» e 5 «12» regalò 5.549.756.245 lire: l’equivalente di oltre 2,5 milioni di euro attuali, ma con un potere di acquisto - riferito ad oltre un quarto di secolo fa - decisamente superiore all’attuale…) gli anni ’90 rappresentarono l’età dell’oro del “Gioco più amato dagli italiani”, che con l’arrivo del SuperEnalotto (1997) e la concorrenza delle scommesse sportive legali (1998) in poco più di 2 anni subì un “uno-due” da KO.
Jackpot (e vincite) incomparabilmente più alti da un lato, e palinsesto “open” molto più elastico e a piacimento del giocatore dall’altro hanno mandato quasi in soffitta un gioco a totalizzatore che Adm non vuole però pensionare. E che, proprio in vista del 75° genetliaco, vuole anzi rilanciare. Da qui la decisione di varare un open hearing, la scorsa settimana, con addetti ai lavori ed esperti del settore, per cercare di raccogliere il maggior numero di suggerimenti per la nuova formula del restyling e di un Totocalcio 2.0 che - si spera - possa essere finalmente all’altezza delle sfide e delle mode del terzo millennio.
Tra tutte le proposte arrivate ad Adm -e non poteva essere altrimenti, vista la caratura del personaggio e la sua invidiabile esperienza nel mondo del Gaming italiano - quella di Maurizio Ughi (nella foto), presidente di Obiettivo 2016 ci è apparsa sin da subito degna di nota e (grande) attenzione. Non solo perché non snatura l’essenza del gioco, cercando di riportarlo anzi ai fasti di un tempo, ma perché rafforza l’elemento distintivo e attrattivo di un qualunque gioco a totalizzatore: il super premio, ovvero il jackpot. «Il Totocalcio non riuscirà mai ad essere competitivo con le scommesse sportive - dice Ughi, probabilmente non senza avvertire un pizzico di “responsabilità” nel declino della cara, vecchia schedina, visto che le scommesse sportive in Italia (divenute poi un modello in mezzo mondo) le ha in pratica inventate lui… -, con un palinsesto di centinaia di possibilità che di certo non possono finire su una schedina. Deve essere un gioco per le famiglie; e si deve consentire al giocatore di avere una serie di giorni per pensare la schedina, per condividerla e per socializzare».
Sulla questione del jackpot «è essenziale formare un pre-jackpot per creare attenzione» ha detto ancora Ughi, che poi riferendosi ai compensi della rete di distribuzione ha affermato: «Bisogna considerare che la rete vende quello che si rivela il prodotto migliore, e che il cliente va dietro al prodotto del momento. Non è con la remunerazione del punto vendita che si incentiva il venditore, bisogna puntare sulla qualità del prodotto».
E la qualità del prodotto proposto da Ughi e Agisco ad Adm è evidente: un gioco con 20 partite (quando la “A” sosterà per le qualificazioni mondiali o europee sarà pronta la “C”) è in grado di stimolare curiosità e competenza dei tanti appassionati di calcio italiani, ma soprattutto può generare un jackpot estremamente corposo, tale da far impallidire anche quello del «15» della Quiniela spagnola, sopravvissuta meglio del nostro Totocalcio alla sfida del Duemila. Si tratterà infatti di centrare perfettamente tutte le partite di Serie A e B, restituendo in qualche modo anche visibilità alla serie cadetta, negli ultimi anni “oscurata” da una massima serie sempre più importante.
E l’esempio del calcio potrà essere seguito da altri sport come ad esempio la pallacanestro, visto che è dalla fine degli anni ’90 che l’amico presidente della FIP Gianni Petrucci parla - e chiede a gran voce - di una sorta di “Totobasket”.
Quella di Ughi, insomma, è una proposta più che sensata. Si potranno poi limare le percentuali di accantonamento, pensare a come (e se) premiare anche i «19» o i «18», oltre al super «20» e al tradizionale «13», ma come base di partenza è di gran lunga il piano più intelligente e professionali tra quelli a disposizione di Adm e su cui lavorare.