37ª Coppa America: il challenger di New Zealand sarà Team UK

Il consorzio con la barca Britannia timonata da sir Ben Ainslie sarà dunque lo sfidante ufficiale, mentre l'attuale (e super spettacolare) classe di barche "volanti" AC75 è stata confermata - almeno - per le prossime 2 edizioni

di Carlo Lazotti

Emirates Team New Zealand ha confermato che il Royal New Zealand Yacht Squadron ha accettato la sfida per la 37ª America’s Cup portata dal Royal Yacht Squadron Racing (RYSR), rappresentato da INEOS Team UK, che agirà come “Challenger of Record” per la prossima Coppa America di vela.
Nell'occasione, il Royal New Zealand Yacht Squadron ha anche affermato che la sede della 37ª edizione del trofeo più antico del mondo - vinto questa settimana da Te Rehutai, la barca "all black" che ha superato Luna Rossa 7-3 al termine di una finale appassionante quanto tiratissima - sarà designata entro i prossimi 6-8 mesi, tempo necessario anche per varare il nuovo protocollo con le date future. Cosa più importante, almeno per le prossime 2 edizioni di Coppa America la classe delle imbarcazioni rimarrà quella attuale, gli AC75, che tanto spettacolo e stupore hanno destato in tutto il mondo a partire dalle World Series dello scorso dicembre e fino alla Prada Cup vinta dalla barca italiana capitanata da Max Sirena e all'epilogo dell'America's Cup.

«Il Royal New Zealand Yacht Squadron ha ricevuto e accettato una sfida per la 37ª Coppa America da parte dei nostri amici britannici di lunga data del Royal Yacht Squadron Racing - ha detto Aaron Young, Commodoro del RNZYS -. È fantastico avere ancora una volta coinvolto il RYSR, dato che è stato il primo yacht club a presentare questo trofeo oltre 170 anni fa, che ha poi dato il via alla Coppa America. Insieme a Emirates Team New Zealand, non vediamo l’ora di lavorare con loro sui dettagli del prossimo evento».

All'interno del protocollo sarà disciplinato anche il fatto che ogni consorzio potrà presentarsi al via con al massimo una sola imbarcazione, e una nuova regola sulla nazionalità dell’equipaggio richiederà che il 100% dell’equipaggio di ogni concorrente sia titolare del passaporto del Paese dello yacht club della squadra al 19 marzo 2021, o sia stato fisicamente presente in quel Paese (o agendo per conto di tale yacht club ad Auckland, sede dell'appena terminata 36ª edizione) per 2 dei 3 anni precedenti prima del 18 marzo 2021.
Questo per evitare "l'effetto-Alinghi”, ovvero la costituzione di equipaggi "mercenari" in grado di rappresentare un instant-team internazionale senza alcun legame - o quasi - con lo Yacht Club (e quindi il Paese) di riferimento. In deroga a questo requisito, ci sarà una disposizione discrezionale che consentirà comunque una quota di non nazionali nell’equipaggio di regata per i concorrenti delle “Nazioni emergenti”, quelle che eventualmente si presenteranno al via della 37ª edizione senza l'esperienza di Auckland in questa tornata di gare. In pratica, si tratta di una norma congegnata per evitare sì il "commercio" internazionale di skipper e timonieri, ma anche per invogliare le grandi nazioni assenti quest'anno in Nuova Zelanda: Australia (in primis), ma anche Francia, Spagna, Svezia, Giappone, presenti negli anni passati. E senza ovviamente dimenticare proprio Alinghi di patron Bertarelli, che quella Coppa se la portò proprio a casa al primo tentativo grazie ad un "dream team", senza però riuscire a difenderla poi a Valencia.
Al tempo stesso, la regola sulle nazionalità degli equipaggi sembra scritta apposta per salvaguardare le posizioni di James Spithill o Dean Barker, che potranno quindi restare con i rispettivi team con cui hanno appena terminato questa edizione: Luna Rossa e American Magic.



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